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Reggio: ritarda nel depositare le motivazioni
di una sentenza, giudice indagato

Basilicata

Il giudice avrebbe ritardato nel deposito delle motivazione di una sentenza, presentata dopo oltre 1.400 giorni, che portò alla scarcerazione di quattro esponenti delle cosche della 'ndrangheta reggin

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A causa del suo ritardo (1400 giorni) nel depositare la motivazione di una sentenza, quattro esponenti della 'ndrangheta reggina sono stati scarcerati. Il giudice della Corte d’appello di Reggio Calabria, Enrico Trimarchi è indagato dalla Procura di Catanzaro per il reato di omissione in atti d’ufficio. Trimarchi è stato sentito stamane dal sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro, Carlo Villani, che conduce l'inchiesta. Nel corso dell’interrogatorio il magistrato di Reggio Calabria ha sostenuto che le motivazioni della sentenza furono depositate dopo oltre quattro anni a causa della notevole mole di lavoro a cui sono sottoposti i giudici della Corte d’appello di Reggio Calabria.
Il giudice è stato il magistrato estensore delle motivazioni della sentenza d’appello, emessa il 3 marzo del 2006, del processo «Prima Luce», relativo alla faida di Sant'Ilario, protrattasi per oltre 17 anni, tra le famiglie di 'ndrangheta dei D’Agostino, da una parte, e dei Belcastro-Romeo, dall’altra. Al momento della sentenza i termini per le motivazioni furono fissati in 90 giorni ma in realtà furono depositate a distanza di quattro anni e sei mesi. Sulla vicenda, nel dicembre 2010, l’ex ministro della giustizia Angelino Alfano, dispose un’ispezione ministeriale ed il Procuratore generale della Cassazione esercitò l’azione disciplinare nei confronti di Trimarchi.

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