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Vibo: false lauree, 14 indagati
anche il genero di Totò Riina

Basilicata

Tra le persone coinvolte l’ex vicepresidente del consiglio regionale del Veneto e il genero di Totò Riina. L’inchiesta, partita nel 2009 da Vibo Valentia, si è allargata in tutta Italia

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Era partita da Vibo nel 2009 e si è poi allargata nel resto d'Italia, e ieri i carabinieri della Compagnia di Vibo e della Stazione di Pizzo hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini per altre 14 persone accusate di aver acquistato false lauree od altri documenti contraffatti per avere i requisiti per iscriversi ad ordini professionali o per fare carriera. Tra queste figurano anche medici, assicuratori, odontoiatri, funzionari pubblici ed imprenditori residenti in varie regioni. Tra gli indagati anche Angelo Pietro Fiorin, di 61 anni, fino al 2005 vice presidente del Consiglio regionale del Veneto, dirigente Ipab a San Bonifacio (Verona), eletto alle regionali del 2000 tra le fila di Forza Italia, e Antonino Ciavarello (37), di Palermo, genero di Totò Riina. Secondo il sostituto procuratore della Repubblica di Vibo Valentia, Michele Sirgiovanni, titolare del caso, i professionisti sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di falsità materiale commessa dal privato, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, falsità materiale ed ideologica commessa dal pubblico ufficiale ed esercizio abusivo di una professione. L’indagine è partita nel 2009 dopo una segnalazione dell’Ordine dei medici odontoiatri di Vibo su alcune anomale iscrizioni di neolaureati. Tre nuovi iscritti, infatti, a distanza di pochi giorni avevano dato come residenza lo stesso indirizzo di San Costantino Calabro. Ciò ha portato gli investigatori a scoprire, nel piccolo comune del vibonese, una vera e propria stamperia di documenti nazionali e stranieri che venivano venduti in tutta Italia. Nel corso delle indagini i militari dell'Arma hanno esaminato documenti e file informatici rinvenuti nell’appartamento di San Costantino di proprietà di Francesco D’Andrea, biologo di 51 anni del luogo, riuscendo ad identificare gli altri sette acquirenti che, in vari momenti, si erano rivolti a D’Andrea per ottenere certificati di laurea, pergamene e, in alcuni casi, addirittura diplomi di scuola superiore da utilizzare per le attività lavorative. Secondo quanto emerso dall’inchiesta «a tradire alcuni degli indagati è stata la circostanza che i documenti recavano la firma di docenti deceduti all’epoca dell'ipotizzata seduta di laurea». Gli investigatori, coordinati dal capitano Stefano Di Paolo e dal maresciallo Pietro Santangelo, hanno accertato che, oltre alle lauree in medicina, venivano falsificati e venduti, per migliaia di euro, certificati degli esami sostenuti, abilitazioni professionali, certificati di residenza e diplomi di scuola superiore. Ad essere oggetto di acquisto erano soprattutto le lauree in medicina, economia, giurisprudenza ed i diplomi di scuola superiore.

I NOMI DEGLI INDAGATI
Oltre a Fiorin e Ciavarello, sono indagati sono Antonietta Lucia Busi (49), di Gallipoli (Lecce), residente a Matera; Marcella Ciaralli (52), di Roma; Carmelo Maria Linosa (44), residente a Sant'Olcese (Genova); Paolo Marzi (32), residente a Grottaferrata (Roma); Marco Zanforlin (49) residente ad Arcene (Bergamo); Paolo Anelli (39), residente ad Arese (Milano); Francesco Pelle (48), di Milano, residente a Paterno Dugnano (Milano); Roberto Conti (51), residente a Cesano Maderno (Monza e Brianza); Giovanni Tempesta (50), residente a Luisago (Como); Luciano Di Cristo (50), residente ad Arese (Milano); Ave Carpinelli (62), residente a Viterbo; Giovanni Galatolo (54), residente a Cerveteri.

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