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Il COMMENTO
Cari sindaci perché tacete? Così coprite
anche colpe non vostre

Basilicata

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4 minuti 49 secondi

di MATTEO COSENZA
Che pena! Che disastro! Non è possibile, non è giusto, non è tollerabile. Nell’ultima domenica di luglio – oggi siamo ad agosto – lo splendido, impareggiabile, amato mare calabrese era impedito ai bagnanti per tratti lunghissimi. Nel silenzio di sindaci e responsabili vari della cosa pubblica i quali evidentemente aspettano che trascorrino con meno clamore possibile queste ultime settimane d’estate e poi-ci-rivediamo-l’anno-prossimo dopo dieci mesi di pace e tranquillità, come succede da decenni. E così muore il turismo, e anche i calabresi che avrebbero diritto di godere di un loro prezioso bene restano umiliati e offesi, derubati di un diritto che era acquisito dalla notte dei tempi. L’ultima viene dallo Jonio dove la spiaggia di Capo Piccolo nella riserva di Isola Capo Rizzuto è stata interdetta ai bagnanti perché lì vicino c’è un fiume che scarica liquami a mare. Restando sullo Jonio, l’altro giorno il sindaco di Sellia Marina non aveva neanche finito di arrabbiarsi con un assessore di Cutro, il quale sosteneva che l’inquinamento del suo mare era prodotto dal cattivo funzionamento del depuratore di Sellia, che gli hanno sequestrato detto depuratore. Sempre ieri sul Tirreno ad Amantea non ci si poteva bagnare perché c’era la solita schiuma. I lettori segnalano problemi del genere diffusi e duraturi. Intanto il vicesindaco di Nocera Terinese dice di non sapere nulla del blocco della centrale di sollevamento che invece di trasportare i liquami fognari al depuratore di Amantea li ha sversati chissà per quanti giorni direttamente in un torrente che dopo qualche decina di metri va in mare. E il mare, che, come ha ricordato qualche giorno fa il sindaco di Cariati, è un sistema aperto, non eleva la barriera doganale al confine di chi inquina, per cui tu scarichi, si fa per dire, a Scilla e inquini a Cariddi, e chi si è visto si è visto. Naturalmente abbiamo citato un comune che finora non ha dato problemi. Prendete Paola, per esempio. Ieri il mare era letteralmente una cloaca, le foto sono raccapriccianti. I bagnanti non si sono avvicinati neanche al bagnasciuga, c’era da vomitare. La questione è molto semplice: chi inquina? Voce di popolo, che solitamente non mente, sosteneva ieri che era tutta merda che arrivava dal Tirreno nord-cosentino che per un gioco di correnti ha invaso quel lungomare splendido. Un disastro per gli operatori turistici che hanno accuratamente predisposto nei mesi scorsi le loro attività e, al momento della sospirata e giusta raccolta, si vedono scippare lavoro, investimento e denaro. I gestori di quei lidi hanno assunto nei confronti di questo giornale, reo di raccontare i fatti, un’odiosa ritorsione. Questo non ci impedisce di dire che bisogna fare qualcosa e subito per le loro attività a rischio come per quelle di tutti gli operatori che operano negli altri comuni costieri. Loro certamente non vogliono il mare sporco e sicuramente fanno di tutto per averlo pulito. Ma chi ha il compito di vigilare, di far funzionare gli impianti, di controllare gli scarichi abusivi, di impedire che le fogne finiscano nei torrenti, che cosa fa? E dove sono i battelli spazzamare annunciati due settimane fa (a metà luglio, per chi dimentica il calendario) urbi et orbi con frastornante suono di campane? Se se ne fosse visto uno, almeno uno, ieri a Paola, forse anche il padreterno avrebbe mandato una benedizione. Facciamo nomi e cognomi. Cari sindaci, voi che siete i primi responsabili della sicurezza sanitaria nei vostri territori perché tacete se non avete colpe e l’inquinamento viene da fuori? Epperò, quanto impegno state mettendo per evitare grandi e piccoli comportamenti scorretti o illegali? Quante volte al giorno andate a verificare il funzionamento dei vostri depuratori e degli impianti collegati? E perché non vi siete incontrati operativamente per costituire un’unità di crisi capace di coordinare gli interventi e realizzare i controlli e chiederli alle autorità dello Stato? Tutto questo non avrebbe cambiato le condizioni strutturali del nostro mare, che ha bisogno di ben altro, ma sicuramente avrebbe tamponato la situazione di queste nevralgiche settimane. O pensavate anche voi che bastava un conducator che dall’elicottero vi raccontasse la buona novella del mare pulito perché questo improvvisamente lo diventasse? Ci hanno chiesto di tacere ma il silenzio è la negazione del giornalismo. Un giornale non stabilisce se e quali notizie pubblicare, le pubblica purché non siano false. La cattiva o la buona propaganda sono un’altra cosa, ma un giornale, che sia tale e non quello che il potere vuole, non fa propaganda bensì informazione. Questa è la sua funzione, sempre e comunque. Diciamo questo non per parlare di noi, che ci comportiamo così e così faremo sempre anche se ci prenderanno a cannonate, ma per sottolineare un fatto di rilevanza più generale: attenti a chi vuole il silenzio perché questo è un modo per coprire piccole e grandi responsabilità, come quella di chi non ha fatto funzionare la centrale di sollevamento dei liquami o di chi non ha ispezionato palmo per palmo la costa per individuare e cancellare gli scarichi abusivi. Il risultato è evidente: c’è una sporcizia che viene da fuori, da lontano, da altri comuni come quella che ieri ha devastato il mare di Paola, e c’è una stratificazione di sporco che si è sedimentata nei decenni sul fondo marino e che viene su al primo agitare del mare, che, come si dice ai bambini irrequieti, non si può fermare. Questo richiederebbe un’azione generale che operi in profondità e che ripristini le condizioni di quel mare che le mie figlie trent’anni fa a Belvedere, a Cetraro, a Fuscaldo, bevevano per spruzzarselo l’un l’altra per gioco. Purtroppo, quest’azione finora è mancata o, quando è stata iniziata, è stata drasticamente interrotta, mentre i nuovi barbari di loro hanno continuano e continuano ad aggiungere nuovo inquinamento. Stare zitti? Ma non scherziamo! Forse non basta solo parlare.

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