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Arrestato il boss Francesco Pesce. In manette anche un imprenditore

Basilicata

Arrestato di Francesco Pesce, presunto capo dell'omonina cosca di Rosarno. Finisce in carcere anche un imprenditore, Antonio Pronestì, accusato di favoreggiamento

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E' finita in un bunker di Rosarno la latitanza di Francesco Pesce, 33 anni, alias «Ciccio u testuni», primogenito del capo cosca Antonino, attualmente detenuto. L’ultimo rifugio del giovane boss, inseguito da un provvedimento restrittivo del maggio dello scorso anno, è stato violato dai carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria e dai loro colleghi del Ros. Con lui è finito dietro le sbarre anche Antonio Pronestì, 44 anni, originario della Francia, titolare di un deposito giudiziario, «Demolsud», ubicato lungo al strada provinciale per Polistena. Il covo dove Francesco Pesce trascorreva l’ultima parte della sua latitanza era stato ricavato nel piazzale del deposito. Un bunker che i carabinieri hanno attaccato con le ruspe. Vistosi perduto il giovane ha azionato il telecomando aprendo la porta blindata del nascondiglio. Il latitante si è quindi arreso. Prima, però, ha dato alle fiamme dei documenti e numerosi «pizzini». E mentre le manette si sono stretta stratte di Pesce i militari operanti hanno fatto di tutto per spegnere le fiamme. Di quei documenti non è rimasto molto, ma l’attività della scientifica, è questo l’auspicio degli inquirenti, proverà a ricostruire il materiale cartaceo che gli inquirenti ritengono interessante. Le cronache giudiziarie indicano il Francesco Pesce elemento di primo piano nel contesto dell’omonima cosca che opera a Rosarno. A passargli il bastone del comando - secondo DDA e carabinieri – sarebbe stato il padre, che ha preceduto all’investitura in una lettera indirizzata alla madre. Il giovane – secondo quanto è emerso dall’operazione dei carabinieri e della Guardia di Finanza denominata «All Clean», nel corso della quale sono stati sequestrati beni per duecento milioni di euro – era diventato il volto imprenditoriale della potente 'ndrina. Reggio Calabria, Prima di arrivare al bunker, gli uomini del colonnello Pasquale Angelosanto hanno svolto un’intensa attività di controllo del territorio: pedinamenti, intercettazioni telefoniche e ambientali, osservazione anche di alcuni obiettivi che, direttamente o indirettamente, avrebbero potuto ospitare il fuggiasco. Dal bunker Francesco Pesce non aveva perso i contatti con il mondo esterno garantiti grazie alle sedici telecamere a raggi che poi concentravano le immagini nella sala regia del nascondiglio. Quei quaranta metri quadri – cucina – soggiorno, bagno, camera da letto erano al quanto confortevoli perchè dotati anche di aria condizionata, due televisori, internet e parabola per tv satellitare. Insomma, tutto il necessario affinchè il boss potesse continuare a gestire i traffici della cosca. Un vero capo che non vuole rimanere tagliato fuori, anche durante la latitanza, deve rimanere sul territorio di competenza della sua 'ndrina. Affari, ma anche piaceri. Nel covo, infatti, sono stati rinvenuti alimenti di prima necessità, vini pregiati, champagne, salumi e formaggi calabresi. Il suo arresto è l'ennesimo colpo che le forze di polizia, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia, assestano al cuore della 'ndrangheta che dopo la cattura dei latitanti che ha caratterizzato il 2009 e quelle dei processi e della condanne dello scorso anno aveva affidato le redini alle nuove leve cresciute nei «vivai» delle storiche organizzazioni criminali. Alla magistratura ed alle forze dell’ordine sono arrivati, tra gli altri, i complimenti dei ministri Maroni e La Russa.

"Sono diventato un personaggio". E' questa la frase pronunciata ai carabinieri da Francesco Pesce. Al momento dell'arresto Pesce è stato trovato in possesso di alcuni fogli di carta sui quali aveva scritto dei messaggi per gli affiliati della cosca. Quando ha visto i carabinieri ha cercato di distruggerli ma i militari sono riusciti a recuperarli ed ora li stanno attentamente valutando. Dopo il suo arresto il boss, che è stato sempre in silenzio, è stato trasferito nelle camere di sicurezza del Comando provinciale dei carabinieri a Reggio Calabria dove ha trascorso la notte. Stamane mentre stava per essere trasferito in carcere Pesce, sorridendo, ha detto ai carabinieri una sola frase affermando di essere diventato "un personaggio".

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