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Senise, «Spacciava davanti ai figli»

Basilicata

Interrogatori di garanzia, solo in due rispondono alle domande del gip
I racconti agli inquirenti e il luoghi dello spaccio in paese

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A PARTE due, gli arrestati nel blitz antidroga di martedì mattina hanno scelto il silenzio davanti al gip Lucia Iodice che ha iniziato ieri mattina gli interrogatori di garanzia nel carcere di Sala Consilina. Salvatore Lupia e Michele Vozzi hanno cercato di spiegare la loro posizione. Sembra che Lupia in particolare si sia dichiarato tossicodipendente, ma gli elementi raccolti sul suo conto sono numerosi e il quadro che emerge dall’ordinanza di misure cautelare è tutt’altro che rassicurante. Gli avvocati sono già al lavoro per cercare di definire la migliore strategia difensiva, ma il ricorso al Tribunale del riesame appare una scelta quasi scontata. Giuseppe Arbia assiste Rocco Ponzio e Antonio Aschettino. Vincenzo De Donato: Salvatore Lupia. Antonio Manzolillo: Michele Vozzi. Infine Gennaro Lavitola: Giovanni Bellusci e Rocco Donadio (in foto, nel riquadro).
Proprio Donadio è al centro di un capitolo particolare dell’inchiesta dei militari della compagnia carabinieri di Senise. Tra le persone sentite nel corso dell’indagine c’è chi ha raccontato che smerciasse la “roba” che acquistava da Aschettino e Lupia, ma nel registro degli indagati è finita anche sua moglie, Caterina Spagnuolo, perchè lo spaccio sarebbe avvenuto a casa loro, davanti agli occhi dei figli minorenni della coppia.
A Senise la roba girava in mille modi diversi ma il ritrovo abituale di clienti e procacciatori era il bar Botero, un luogo pubblico dove tutto avveniva in tranquillità. C’era anche chi, come il sessantenne Rocco Ponzio, si era aperto un bar in proprio e passava le bustine sopra il bancone. Ai carabinieri hanno raccontato che bastava entrare e mostrare i soldi, tipo cinquantuno euro, e con una mano ti passava la dose mentre con l’altra serviva il caffè.
Le testimonianze ai militari rafforzano la tesi dell’accusa, ma sono state considerate persino superflue dal gip, data la mole di indizi raccolti dalle varie attività tecniche condotte nel corso degli ultimi due anni. Quello che è emerso con certezza è che in tanti a Senise pensavano di riuscire a scamparla, quindi l’andazzo dev’essere non dev’essere stato tanto recente. La scena di giovani e giovanissimi davanti al bar a caccia soltanto di qualcosa per “svoltare” la serata sembra una riedizione di quella immortalata nei “Basilischi” di Lina Wertmuller. Forse cinquant’anni fa mancavano gli additivi di questi tempi, ma gli atteggiamenti sono rimasti gli stessi.
Tra i consumatori sono stati individuati molti studenti, ma non mancano artigiani e imprenditori. Nelle intercettazioni alcuni degli indagati fanno spesso riferimento anche a un avvocato, ma non è chiaro se è per i propri problemi giudiziari o se è perchè abbia un ruolo in tutto questo. Molti se da un lato si presentano come consumatori, dall’altro si rivelano spacciatori a loro volta. Il gip Lucia Iodice lo ha messo per iscritto parlando di una situazione molto complessa e delicata, di cui forse è emersa soltanto la punta dell’iceberg. Intanto il numero degli indagati rende l’idea della portata del fenomeno. Sarà la depressione che assedia un paese lontano dalle grandi promesse di sviluppo? Sarà l’isolamento? La speranza è che Senise sia stata ripulita da una minaccia che incombeva soprattutto sui più giovani e indifesi.

Leo Amato

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