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Il COMMENTO
La questione immorale della Calabria

Basilicata

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di PIETRO MANCINI
Il Sud, in prospettiva, può, da zavorra del Paese, trasformarsi in motore dello sviluppo italiano? La risposta, positiva, a questa domanda richiederebbe la fiducia che, fondamentale per il rilancio dell’economia, è oggi rara in Italia, ed è quasi, purtroppo, scomparsa nel Mezzogiorno, sopraffatto dai mali e dagli errori, vecchi e nuovi, che lo affliggono. Questo drammatico agosto dei mercati e i provvedimenti varati dal governo faranno sentire le conseguenze più pesanti sulle famiglie, i disoccupati e gli enti locali delle regioni meridionali. Che fare, dunque? Abbandonarsi al pessimismo e alla rassegnazione, oppure aggrapparsi alle realtà positive e alle energie nuove, presenti anche nel Sud, e che, da tempo, vanamente, sollecitano il governo nazionale e le giunte regionali a rilanciare l’economia, ponendo al centro delle politiche pro-Sud le imprese e i settori a più alta intensità di occupazione. Ma, nel momento in cui si diffondono i timori di un Paese spaccato in due e vengono avanzate proposte di commissariare le zone più infestate dalle mafie, le prime risposte, incisive, realmente nuove, serie e convincenti, non possono non venire dagli amministratori del Mezzogiorno e di quella che Giorgio Bocca ha definito l’“aspra Calabria”. Stop ai rinvii, come quelli sull’ormai leggendario progetto del ponte sullo Stretto di Messina, alla politica del non fare e del tirare, andreottianamente, a campare. E, per tentare di recuperare perlomeno un po’ di fiducia dei cittadini, che disertano le urne, stop subito agli sprechi e alle mega-consulenze esterne. Via libera alla riforma della dirigenza e della pletorica burocrazia regionale, come ha deciso Caldoro in Campania. Scopelliti e la sua Giunta seguono la strada opposta a quella imboccata dai colleghi della Sicilia: 700mila euro in 2 mesi, dissipati per un plotone di esperti e consulenti, tra cui una dottoressa, che ha avuto l’incarico di occuparsi delle rane verdi, e un pianista di pianobar (non si tratta di Peppino di Capri nè di Fred Bongusto), che dovrà presentare all’immaginifico Lombardo un progetto, forse a tempo di musica, sulla sistemazione delle zone alluvionate. Non ci piace parlar male della Calabria, nè fare, come celebrati saggisti veneti, del facile sarcasmo sui politici nostrani, scelti dagli elettori e non dal destino cinico e baro. Ma che ci sia una “questione immorale”, anche nella nostra regione, lo abbiamo scritto e documentato, pur senza la grancassa mediatica, riservata a penne del Nord. Su queste colonne, con garbo e senza malanimo, avevamo invitato, un mese fa, Scopelliti a impegnarsi sul turismo e nell’“operazione mare pulito”, archiviando lo stanziamento per il non fondamentale concorso “Miss Italia nel Mondo” e per l’editore “paisà” di una radio privata. Certo, i problemi della Calabria non si risolvono, rinunciando alla sfilata delle bellone sul lungomare di Reggio, o rinviando a periodi più floridi la liquidazione di 41mila euro al fotografo che segue il governatore. Così come le emergenze italiane non finiscono se, nel ristorante di Palazzo Madama, i senatori, nominati dai big della Casta, si decideranno a sborsare per i loro onorevoli pasti qualcosa di più degli attuali, scandalosi 7 euro !... Ma gli italiani, chiamati a pesanti sacrifici, non possono non sollecitare, nella lotta agli sprechi, gesti anche simbolici, ma significativi, che precedano quella svolta, profonda, che fissi dei paletti rigidi sugli esborsi, piccoli e grandi. Ovviamente, in Calabria, non potrà essere un consigliere regionale trombato, imposto da “Pier Furby” Casini, il presidente, che dovrà fornire, in tempi brevi, il quadro delle centinaia di migliaia di gocce clientelari (consulenze, appalti, carrozzoni, improduttivi e mangiasoldi), che rischiano di danneggiare l’immagine dell’esecutivo. E di oscurare l’impegno, profuso, in questo primo anno di lavoro, in tanti delicati settori, in primis la sanità, dal presidente e dai suoi collaboratori che dalla Giunta precedente hanno ereditato una situazione e dei conti, tutt’altro che brillanti e floridi (ben 1 miliardo e 100 milioni di euro, erogati a solo quattro enti nel quinquennio 2005-2009!).

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