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Decreto Anticrisi, i comuni
eliminati in Basilicata

Basilicata

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SAN COSTANTINO ALBANESE - Il governo con l’ultimo decreto si presenta come un vero e proprio “Barbarossa” dei giorni nostri, dichiarando guerra ai piccoli comuni. Una decisione secondo autorevoli sindaci che ci porta a fare un passo indietro di secoli, si ritorna a condizioni pre Pace di Costanza. Ma i rappresentanti della “Valle del Sarmento” Anna Santarsiero, sindaco di San Paolo Albanese; Domenico Esposito, sindaco di Noepoli e Giuseppe Cantisani, sindaco di San Costantino Albanese, oltre a essere preoccupati si dichiarano indignati e si preparano a una “Legnano” dura, invitando gli altri comuni lucani a fare fronte comune e a scendere in piazza, affiancati da associazioni, mondo del lavoro, cittadini.
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In poche parole ci si prepara a formare una “Lega dei Piccoli Comuni” che suonerà le campane per una massiccia quanto sentita mobilitazione. A nome di tutti parla Pietro Gulmì, primo cittadino di Cersosimo, si rivolge senza giri di parole al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, invitandolo a riflettere. «La sua flotta di ministri - dichiara Gulmì -che ci impone la soppressione di 21 comuni della Basilicata, tra i quali il mio, non si rende conto che solo il 3 per cento dei parlamentari italiani costa da solo molto di più dei 5646 comuni interessati dai tagli. Non è possibile - aggiunge il primo cittadino - diminuire i costi della politica cominciando dalle piccole comunità che costituiscono l’anima dei territori rurali, non sono i piccoli comuni la causa del dissesto finanziario del Paese, e sicuramente non è eliminando con un “golpe legislativo” le amministrazioni locali che si risolveranno i problemi di bilancio dello Stato. Invece - suggerisce Gulmì - proviamo a pensare ad una giusta politica di lotta agli sprechi, come la soppressione di decine di enti inutili e parassitari ancora attivi, veri serbatoi di voto per favorire la rielezione di quei “Trenta Onorevoli”, o la riduzione del numero dei parlamentari, misura sempre evocata ma mai realizzata da nessun governo. In ultimo - ricorda ancora - perché non affrontare con serietà e metodo la piaga dell’evasione fiscale. Domani - continua preoccupato - forse ci sveglieremo ed apprenderemo dai giornali che i nostri piccoli comuni sono stati commissariati perché soppressi. Ma la cosa che mi fa più rabbia - sottolinea il sindaco di Cersosimo - è che voi onorevoli parlamentari, trasversalmente e senza interloquire con i nostri territori, vi impegnate a segnare la nostra fine, prima togliendoci le risorse che sono fondamentali per il mantenimento dei servizi essenziali, poi con leggi ad hoc continuate ad impegnarvi per farci scomparire, con il previsto taglio dei comuni al di sotto dei 5000 abitanti. In conclusione - Gulmì avverte - tutto questo non è più accettabile, non è così che si diminuiscono i costi della politica, non ci sto. Io, sindaco di un piccolo comune, assieme a tanti altri, venderò cara la pelle».

Vincenzo Diego

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