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Sudan, operatore Emergency reggino rapito
ore di attesa e ansia

Basilicata

L'Unità di Crisi della Farnesina, in stretto contatto con Emergency e con la missione Onu in Darfur (Unamid) e in coordinamento con l’ambasciata a Khartoum, ha attivato tutti i canali disponibili pres

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Potrebbe trovare presto una svolta la vicenda di Francesco Azzarà, l’operatore di Emergency originario di Motta San Giovanni, nel Reggino, rapito da alcuni uomini armati due giorni fa a Nyala, in Darfur, dove l’organizzazione umanitaria gestisce un centro pediatrico.
Il vicegovernatore della regione sudanese, Abdel Karim Mussa, ha riferito al Sudanese Media Center che il giovane sta bene, che i suoi rapitori si trovano ancora in Darfur e che si è vicini alla loro cattura, e ha aggiunto che il governo locale "respinge ogni ipotesi di riscatto per la sua liberazione". Tali dichiarazioni fanno dunque pensare che una richiesta di denaro sia già arrivata anche se l'Ong Emergency non conferma la notizia: "l'abbiamo appreso dai media" dice Rossella Miccio, responsabile dell’ufficio umanitario di Emergency. L’organizzazione ha inviato a Nyala un team speciale per collaborare con le autorità locali alle indagini sul sequestro del giovane calabrese, mentre il fondatore dell’ong, Gino Strada, segue la vicenda da Khartoum.
Intanto la famiglia, da Motta San Giovanni, segue con apprensione l’evolversi della vicenda e chiede riserbo: "Noi ci siamo affidati al Ministero degli esteri e a Emergency – dice un cugino, Francesco Legato – e abbiamo piena fiducia in loro". Il parente riferisce di aver sentito il cugino una settimana fa: "era stanco ma non preoccupato".
"Mi ha detto – aggiunge – che aveva notato che c'erano delle difficoltà, che incontrava più difficoltà nel suo lavoro, ma non mi ha manifestato preoccupazioni particolari. Era stato in Sudan da novembre dello scorso anno a maggio e poi sarebbe dovuto ripartire per un’altra destinazione verso settembre. Invece è ripartito subito per il Sudan perchè c'era bisogno di lui. La stanchezza probabilmente era dovuta a questo".
Francesco Azzarà, alla sua seconda missione in Darfur e da circa un anno con Emergency, è stato prelevato domenica da una banda di uomini armati mentre andava in aeroporto per accogliere un collega in arrivo da Khartoum.
Il rapimento ha colto di sorpresa l’organizzazione: "Non ce lo aspettavamo – ha commentato Gino Strada dopo il sequestro – e stiamo cercando di capire il perchè, ma non c'è‚ un motivo razionale. Il team di Emergency a Nyala è stato sempre visto con tanto affetto, gestisce l’unico centro pediatrico che fornisce cure gratuite".
L'Unità di Crisi della Farnesina, in stretto contatto con Emergency e con la missione Onu in Darfur (Unamid) e in coordinamento con l’ambasciata a Khartoum, ha subito attivato tutti i canali disponibili presso le autorità locali per una soluzione della vicenda e ha chiesto il silenzio stampa per facilitare la liberazione del connazionale. Del rapimento di Azarà si occupa anche la procura di Roma, che segue con attenzione l’evolversi della vicenda ma per il momento non ha aperto un fascicolo di indagine. A piazzale Clodio infatti attendono informazioni dalla Farnesina e dagli organi investigativi, già in contatto con le autorità locali, per capire se si tratta di un sequestro avvenuto a scopo di estorsione o per finalità di terrorismo.

UNA FIACCOLATA PER FRANCESCO
Gli amici di Francesco Azzarà, il volontario italiano sequestrato in Darfur, e tutta la comunità di Motta S. Giovanni centro del reggino di cui l'uomo è originario, hanno organizzato per domani una fiaccolata «per stringersi simbolicamente attorno all’operatore di Emergency rapito in Sudan».
La fiaccolata «che vuole suscitare anche una riflessione sulle motivazioni che hanno spinto Francesco in Africa al fianco dei più bisognosi», partirà alle ore 20 da Piazza della Municipalità per poi proseguire lungo la via principale del paese.

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