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Motta San Giovanni, una fiaccolata
per "Francesco libero"

Basilicata

Un'intera comunità, quella di Motta San Giovanni, ieri sera, si è stretta attorno al giovane operatore di Emergency rapito la scorsa domenica

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“Francesco libero”: questo il grido dei tremila che hanno partecipato ieri sera alla fiaccolata organizzata dagli amici del giovane mottese, Francesco Azzarà, con il supporto delle varie associazioni presenti sul territorio. All'iniziativa hanno aderito tantissime associazioni, e non solo del territorio mottese; autorità politiche ma anche bambini, giovani di ogni età, donne, uomini anziani, istituzioni civili, militari e religiose.
Tutti uniti in segno di solidarietà ai familiari di Francesco Azzarà. Papà Santo e mamma Fortunata, naturalmente provati da questa vicenda, non hanno preso parte alla fiaccolata, e sono rimasti chiusi nell'abitazione di contrada Cambareri. C'erano le sorelle Natina e Liliana, i cognati Enzo e Pino, lo zio Giovanni Legato, i nipoti. Un corteo lunghissimo, con in testa il gonfalone del Comune di Motta San Giovanni e, a seguire, tanti altri striscioni, e che, partendo da Piazza della Municipalità, si è snodato per le vie principali del paese, in rigoroso silenzio. Anche l'amministrazione comunale è scesa in piazza accanto ai familiari di Francesco per dimostrare la propria vicinanza in questo particolare momento che vive il territorio di Motta. Assente per motivi familiari il primo cittadino Paolo Laganà, ad indossare la fascia tricolore è il vicesindaco Antonino Verduci: “La nostra amministrazione - ha detto - è sempre presente per questo genere di iniziative. Tutto il consiglio comunale di Motta vuole portare avanti queste manifestazioni, così come questa fiaccolata così bene organizzata e partecipata, da cui speriamo sia di buon auspicio perché Francesco ritorni il più presto possibile insieme a noi”. Alla manifestazione era presente anche il vicepresidente della Provincia di Reggio, Giovanni Verduci che conosce bene Francesco: “La forza di questa manifestazione - ha sottolineato - è quella di voler dare la testimonianza, un grido silenzioso perché questa vicenda si possa risolvere felicemente per il nostro Francesco. Speriamo che questa iniziativa possa servire a tenere alta l'attenzione su questa vicenda che come si sa, molto spesso questi fatti nascono con dei buoni motivi, poi si lasciano un po' perdere. Ci auguriamo, quindi, che Francesco venga fuori da questo tunnel immediatamente”. In chiusura della fiaccolata, dopo un brevissimo intervento del parroco della comunità mottese, don Severino, è stato il cognato di Francesco Azzarà, Vincenzo Catalano a ringraziare quanti stanno esprimendo solidarietà e vicinanza.

ANCORA NESSUNA RICHIESTA DI RISCATTO
Nessun contatto con i rapitori e nessuna richiesta di riscatto per la liberazione di Francesco Azzarà, rapito il 14 agosto scorso in Darfur. A riferirlo è Emergency: «A 4 giorni dal rapimento dell’operatore di Emergency Francesco Azzarà a Nyala, capitale del Sud Darfur, non è ancora pervenuta alcuna rivendicazione, nè alcuna richiesta di riscatto». L'Ong inoltre, «smentisce pertanto le dichiarazioni riportate da alcuni quotidiani italiani sulla richiesta che sarebbe pervenuta al Governatore dello stato del Sud Darfur nella giornata di ieri». Il quotidiano a cui si fa riferimento è il Corriere della Sera che aveva due giorni fa parlato di un contatto tra i rapitori di Francesco Azzarà e lo stesso governo del Darfur. Notizia smentita.
La tesi, trapelata, è che a rapire Francesco Azzarà sia stata una gang di miliziani filogovernativa, ma ribelle, che addirittura avrebbe in passato tenuto prigioniero lo stesso governatore. Clima da guerra insomma. Da improvvise scorribande. Clima da paura, anche se lì Emergency è tenuta in grande considerazione.
La Farnesina ha chiesto il silenzio stampa e ieri, oltre alla fiaccolata organizzata proprio nella cittadina reggina di Francesco nessuno ha rilasciato dichiarazioni. Intanto la Procura di Roma ha aperto un’inchiesta e ha ipotizzato il reato di «sequestro di persona con fini terroristici». Mentre la presidente di Italians for Darfur ha affermato: «La situazione qui è gravissima».

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