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Il COMMENTO
Ma la Rai è ancora vero servizio pubblico?

Basilicata

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di PIETRO MANCINI
“Tele-Scopelliti”, cioè troppo sdraiati sul governatore, i notiziari, curati dalla redazione calabrese della TGR, diretta da Maccari (Pdl) ? Non sono un assiduo spettatore di quei Tg e, pertanto, non posso dire se abbiano ragione, o torto, gli esponenti calabresi del Pd, i quali hanno bocciato come “tendenziosa e di parte” l'informazione del servizio pubblico rediotelevisivo, in larga parte finanziato, con il versamento del canone, dai cittadini di tutte le tendenze politiche. Certo, non mi risulta la trasmissione di approfondimenti e inchieste sulle tante questioni, urgenti e drammatiche, della nostra regione. E neppure che vadano in onda interviste incalzanti, e non in ginocchio, al governatore. Al quale consiglierei di sforzarsi di distinguere tra le critiche, non pregiudiziali e costruttive, e gli attacchi personali e astiosi. In realtà, la spregiudicatezza, il coraggio – se uno non ce l'ha, non può darselo, ammoniva Manzoni- la aspirazione a “mordere i polpacci” dei potenti, della politica, dell'imprenditoria, della sanità, pubblica e privata, della grande edilizia, non sono qualità molto diffuse tra i redattori della TGR, che tengono famiglie e sponsor politici. Tuttavia, sarebbe ipocrita e falso sostenere che, con la precedente Giunta, quella di centrosinistra, gli stessi giornalisti non riservarono la uguale, eccessivamente ossequiosa, attenzione, che oggi dedicano all'attività e agli annunci dell'ex sindaco di Reggio. Dunque, come può migliorare la qualità dell'informazione, e non solo quella della Rai ? Il primo cambiamento, politico e culturale, dovrebbero dimostrarlo i big, di tutti gli schieramenti, della Casta. La Rai non deve essere più considerata al servizio dei partiti che, purtroppo, per decenni, si sono occupati dell'ente di viale Mazzini come uno dei tanti carrozzoni pubblici, da spartirsi e da gestire, privilegiando il grado di obbedienza ai capataz della partitocrazia e quasi mai la professionalità e la preparazione dei giornalisti e dei programmisti. Un fenomeno, anche nella cosiddetta seconda Repubblica, tanto esteso, da sollecitare queste domande: se l'Italia c'è, e ci sarà sempre -come Berlusconi ha spiegato a Bossi, sempre più somigliante a un Cetto La Qualunque padano- esiste ancora la Rai, quella disegnata nella riforma del 1976? E l'azienda si può ancora considerare un vero servizio pubblico? Interrogativo cruciale e di grande attualità, dopo lo scandaloso “blackout” informativo dei Tg di Saxa Rubra sullo “Tsunami” agostano dell’economia. Attualmente, i colonnelli e i caporali della Rai non convocano, quasi mai, negli studi centrali e in quelli delle sedi regionali, per dibattere le questioni sul tappeto, le persone competenti, in grado di approfondire i temi caldi, bensì i soliti, grigi e "mosci" notabili del teatrino politico-sindacale, i quali hanno l'unico interesse di far vedere che ci sono e sono capaci, persino, di alzare la voce. Eppure, anche in Calabria, ci sarebbe un grande spazio per un giornalismo, scritto e radiotelevisivo, non servile nei confronti dei “poteri forti” e non ispirato all'abituale deferenza per la pomposa ufficialità dei comunicati e delle “veline”. Piuttosto che lanciare generiche geremiadi sulla presunta, ma indimostrata, impossibilità, per i giornalisti calabresi, di svolgere il loro lavoro, con rigore, obiettività e senza timori – come fanno tanti giovani e bravi cronisti, impegnati sulle cronache giudiziarie e di “polimafia”, nel “Palazzo dei veleni” di Reggio- occorre, quotidianamente, misurarsi con le notizie. Pubblicandole e analizzandole, come si sforza di fare questo giornale, con l'obiettivo di fornire ai lettori un'informazione corretta e completa e non di compiacere i protagonisti e i comprimari dell'attuale teatrino politico, non di eccelso livello. La maggioranza dei calabresi preferisce, di gran lunga, vedere e leggere belle, rigorose e documentate inchieste sui mali, vecchi e nuovi, della regione e sulle, non numerose ma incoraggianti, realtà positive. Mentre agli amministratori, “pro tempore”, gli elettori hanno affidato il mandato di impegnarsi per risolvere i problemi, non di postulare, ai responsabili dei giornali e della TGR, spazi per le loro comparsate, per quelle che i cronisti definiscono “le marchette” e per le loro esternazioni Fondamentali e imperdibili, of course, come il recente editoriale di un assessore, che ha annunciato al popolo di Calabria, da Scilla ad Amendolara, la lieta notizia: il suo quarantesimo compleanno...

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