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Regione. Angela Napoli (Fli): "neanche un accenno
ai tagli dei costi della politica"

Basilicata

Secondo Angela Napoli «Dalla riunione dei capigruppo non è venuta nemmeno fuori la decisione di equiparare lo stipendio dei consiglieri regionali a quello dei colleghi toscani»

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Se in Italia si parla tanto di dare un taglio ai costi della politica, decisamente troppo alti, «nonostante i richiami ed i contenuti della manovra bis, i costi della politica in Calabria non pare siano un problema, tant'è che, ad esempio, dalla riunione dei capigruppo non è venuta nemmeno fuori la decisione di equiparare lo stipendio dei consiglieri regionali a quello dei colleghi toscani». Così Angela Napoli (in foto), deputata e coordinatrice regionale del Fli, che aggiunge: «L'indecisionismo, gli annunci, i rinvii la dicono lunga sull'interpretazione del fare politica in Calabria; molti politici negli ultimi giorni si sono prodigati nel rilanciare l'unificazione della sede regionale del Consiglio in zona baricentrica, ma nessuno ha osato proporre l’eliminazione dei rimborsi chilometrici considerato che lo stipendio di indennità e rimborso è di 11.300 euro circa e che i consiglieri sono stati convocati per sole 21 sedute in 486 giorni di attività.
Mentre i cittadini calabresi, ulteriormente chiamati a lacrime e sangue dalla manovra bis, devono pagare i ticket sanitari ed essere costretti a subire lo smantellamento dell’apparato sanitario regionale e le montagne di rifiuti intorno a loro. Dov'è l'uomo del Fare, – domanda Napoli – dov'è l’astro fulgente della Calabria, dov'è chi ha riscosso il consenso ingannando gli elettori con il sogno di una nuova Regione? Le dimissioni del presidente della Commissione regionale sanità sono l’esempio dell’implosione che la maggioranza politica calabrese inizia a vivere. Non basta rivendicare alleanze personali con partiti politici per sentirsi al riparo da critiche e da possibili stravolgimenti. La Calabria - prosegue – ha bisogno di amministratori responsabili, capaci, determinati, parsimoniosi, lungimiranti, e non di incantatori di serpenti, di agenti di spettacolo o di qualsivoglia forma di scimmiottamento berlusconiano. La nostra regione non può perdere anni che sono determinanti per il suo futuro. La classe politica calabrese che ha in mano le sorti della regione dovrebbe interrogarsi profondamente, analizzando attentamente ogni aspetto, invece di rincorrere continuamente l'onda della propaganda politica come se fossimo costantemente in campagna elettorale; ciò che è accaduto a livello nazionale non deve ripetersi a livello regionale, con la parola d’ordine «negare l’evidenza».
«Il Governo Pdl a trazione leghista – continua – vuole ulteriormente declassare la nostra regione e la responsabilità, se non si metteranno in atto i correttivi adeguati, ricadrà su chi si fregia di particolari attenzioni da parte di ministri e del premier in persona. In nome della crisi potrebbe paventarsi un ridimensionamento del Piano per il SUd che ad oggi resta sulla carta? i soldi dove sono? In nome del rientro sanitario ci stanno costringendo a smantellare ciò che nel tempo si è costruito e successivamente potrebbe anche verificarsi che qualche Dirigente medico debba farsi la valigia? mobilità, l'esempio è lampante sulla vicenda Vibo Valentia: a cosa servono tanti medici per pochi posti letto? Questo significa riorganizzare? Rendere efficiente il sistema sanitario? Continuiamo su questa strada e la nostra Calabria – conclude – non vedrà mai luce non certo per la sua gente ma per coloro che nel tempo si sono succeduti ad amministrarla credendo di essere illuminati ma che, invece, hanno dimostrato e dimostrano di vivere nelle tenebre».

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