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Testimone di giustizia suicida, una petizione
e un sit-in l'8 settembre

Basilicata

L’iniziativa indetta per l’8 settembre a Reggio, avviata da Antonia Lanucara, dalle parlamentari Angela Napoli, Maria Grazia Laganà, Doris Lo Moro, da Giovanna Ferrara, Rosy Perrne, Mimma Pacifici e i

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Una petizione con un sit-in all’insegna dello slogan «Chi collabora non deve morire più ingoiando acidi»: è quanto prevede l’iniziativa – prime firmatarie Antonia Lanucara, dalle parlamentari Angela Napoli, Maria Grazia Laganà, Doris Lo Moro, da Giovanna Ferrara, Rosy Perrne, Mimma Pacifici e il coordinamento donne di Fli Calabria - indetta per l’8 settembre a Reggio.
«In questo caldo agosto 2011 – riporta una nota - Maria Concetta Cacciola (in foto), testimone di giustizia, si toglie la vita a Rosarno ingerendo acido muriatico. È assalita dal dubbio sulla scelta che precedentemente ha compiuto. Il dubbio, forse, in lei è divenuto senso di colpa; il tormento non le ha dato tregua in quella realtà sconvolgente, forte nella sua violenza qual è la 'ndrangheta. Sorge spontanea, sulla scorta delle notizie di cronaca, la domanda: 'che cosa ha accomunato donne scomode a ricorrere all’acido muriatico?'. Noi donne calabresi intendiamo combattere qualunque tipo di violenza, anche al fine di evitare che questi gesti, che hanno portato al suicidio più donne, vengano liquidati come crisi a sfondo psichico. La violenza nei confronti delle donne è sotto gli occhi di tutti. Basti fare mente locale sugli omicidi (femminicidi) che si compiono sistematicamente per mano maschile».
«Le donne, ancora oggi – prosegue la nota – tentano di trovare un equilibrio tra le loro scelte e la famiglia; investono sempre e comunque dalla parte del cuore e di cuore ci si ammala e si muore. Maria Concetta ha conosciuto la violenza maschile e la violenza di 'ndrangheta. Questo è il punto da cui partire per comprendere come agire per essere accanto a donne coraggiose e leali che vogliono combattere la violenza subita. Maria Concetta ha scelto di aprire uno squarcio e poichè noi donne che scriviamo non siamo psichiatre non ci vogliamo attardare sulla sua eventuale 'depressione'. Lei ha paura e si ribella da donna, da madre, da figlia». «Questo suicidio che non è il solo – prosegue la nota – pensiamo a Tina Buccafusca, sulla quale è ricaduta la stessa sorte: bere acido e a quella più grave toccata a Lea Garofalo, sciolta nell’acido. Donne e madri calabresi chiamate da un triste e doloroso destino, scomode, sicuramente». La raccolta di firme prosegue in Calabria e fuori dalla regione.

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