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Rosarno, suicidio Maria Concetta Cacciola
i genitori in Procura

Basilicata

In Procura per chiarire la denuncia sulle presunte “pressioni” subite dalla testimone di giustizia morta suicida. Angela Napoli attacca il Governo sulle mancate tutele per chi collabora

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Michele Cacciola e la moglie Rosalba Anna Lazzaro sono comparsi ieri mattina davanti ai magistrati della Procura della Repubblica di Palmi. A una settimana dalla presentazione dell’esposto-denuncia “contro ignoti” che solleva pesanti dubbi sul percorso di collaborazione con la giustizia da parte di Maria Concetta Cacciola, i genitori della ragazza di Rosarno suicidatasi 10 giorni fa ingerendo dell’acido muriatico, hanno risposto dunque alla convocazione dei giudici, ottemperando alla richiesta di “chiarimenti” che era partita dalla Procura in merito all’azione legale intentata dai familiari. I coniugi Cacciola – cognati del boss Gregorio Bellocco, finito in carcere nel febbraio 2005 quale reggente dell’omonimo clan che a Rosarno divide con la cosca Pesce la leadership criminale – hanno risposto alle domande della magistratura, chiarendo gli aspetti del loro esposto in cui, in buona sostanza, si sostiene che ad incentivare la collaborazione della figlia con la Dda di Reggio Calabria, sarebbero state «pressioni» e «false promesse» da parte di carabinieri e magistrati. La loro figlia sarebbe dunque stata «indotta con l’inganno» a collaborare e “i responsabili” avrebbero fatto leva sulla sua «personalità fragile e minata da uno stato psichico depressivo».
La Procura di Palmi, ha così aperto un fascicolo sulla possibile “istigazione al suicidio” di Maria Concetta Cacciola.
Di tutt’altro avviso, rispetto ai familiari della testimone di giustizia, è invece la deputata Angela Napoli, componente della commissione antimafia e tra le promotrici di una raccolta di firme, in Calabria e fuori regione, e di un sit-in che si terrà a Reggio Calabria il prossimo 8 settembre all’insegna dello slogan ”Chi collabora non deve morire più ingoiando acidi”. Per Angela Napoli infatti «Maria Concetta è morta perché non è stata adeguatamente protetta dallo Stato. Si tende a tutelare più i collaboratori di giustizia che i testimoni, i quali scelgono spontaneamente, e non per avere sconti di pena, di aiutare la magistratura – ha incalzato la parlamentare di Fli – il Governo ha fatto orecchie da mercante davanti alla riproposizione di una relazione approvata nella scorsa legislatura, che chiedeva tutele maggiori per i testimoni che abbandonano le località protette».

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