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De Filippo disseta la Calabria

Basilicata

Acqua ai comuni dell'alto Jonio: Al avanza crediti per quasi quattro milioni di euro

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di PARIDE LEPORACE UNA nuova guerra dell’acqua fra regioni confinanti, che vede coinvolti gli acquedotti che gestiscono il servizio idrico, autorità d'ambito territoriale ottimale, comuni e governatori regionali.
Se a cavallo tra la fine degli anni Novanta e l'inizio del nuovo secolo la Basilicata aveva rivendicato la gestione autonoma delle risorse idriche nei confronti dei “cugini” pugliesi, ora è la volta della Calabria. Materia del contendere sono i crediti che Acquedotto Lucano vanta nei confronti della Sorical - Società risorse idriche calabresi. In sostanza, dal 2003, anno in cui AL è subentrata ad Acquedotto Pugliese, la società lucana fornisce l'acqua che la Sorical eroga in diversi comuni calabresi (Nocara, Canna, Oriolo, Castroregio, Amendolara, Montegiordano, Albidona e Castroregio, Rocca Imperiale e Roseto Capospulico). Gli utenti calabresi pagano le bollette a Sorical, ma è da più di sette anni che Sorical non versa nemmeno un euro ad Acquedotto Lucano.
Così, dopo anni di inutili richieste ed un decreto ingiuntivo del Tribunale di Potenza che ha riconosciuto il credito vantato (3.600.000 euro fino allo scorso mese di gennaio, che con gli interessi e le spese legali supera i 4.250.000 euro), AL si è rifiutata di far fronte all'ennesima richiesta di aumentare - nel periodo estivo - la fornitura idrica per l'approvvigionamento nei comuni dell'alto jonio cosentino: considerato che la nostra è una società a capitale interamente pubblico - è stato il ragionamento - non è tollerabile che i cittadini lucani paghino per quelli calabresi.
Un atto che il direttore generale dell'area tecnica della Sorical, Sergio De Marco, ha preso come una vera e propria dichiarazione di guerra. E De Marco deve essere uno che non le manda a dire. Ad Acquedotto Lucano, ma anche al presidente della sua Regione (che con il 53,5 per cento è l'azionista di maggioranza, la restante parte è della francese Veolia), ha scritto una lettera di fuoco. Accusando Al di “volere perseguire unicamente finalità economiche e di mera speculazione commerciale”, e la Regione Calabria di essere stata “finora inerte su un siffatto tema che pure investe la sfera delle proprie competenze”, sollecitandola “ad intraprendere, con la urgenza della gravità delle circostanze, ogni utile azione in merito prendendo contatti direttamente con Acquedotto Lucano”. Sorical da sempre contesta la tariffa di Al, più alta di quella calabrese.
Se in Calabria il gestore attacca il suo azionista, dall'altra parte si agisce in sinergia, tanto che la risposta di AL appare quantomeno ispirata, se non concordata, con il socio di maggioranza.
Le popolazioni calabresi - è stata la risposta - non saranno lasciate senz'acqua, ma se nonostante questa disponibilità, non dovessero arrivare “concrete iniziative volte alla definizione delle rilevanti pendenze in essere - AL Spa procederà ad attivare l'ingiunzione ottenuta ed ogni ulteriore azione utile alla tutela dei propri interessi, ivi compresa una consistente prima riduzione dell'erogazione ordinariamente assicurata”.
Per dirimere la questione Acquedotto Lucano ha chiesto al presidente della Regione, “di attivare immediatamente il tavolo istituzionale con la Regione Calabria, le due società e l'Aato Basilicata”.
Dunque, toccherà al presidente Vito De Filippo trovare una mediazione con il suo omologo Giuseppe Scopelliti, per scongiurare una seconda guerra dell'acqua che, in ogni caso, vede la Basilicata avere ragione. Proprio come avvenuto con la Puglia.

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