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Castrovillari: scarcerata Kate Omoregbe
La Regione Calabria le offre ospitalità

Basilicata

Ancora appeso ad un filo il destino della giovane nigeriana, che se costretta a rimpatriare, è condannata alla lapidazione. La donna è stata scarcerata

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E' stata scarcerata Kate Omoregbe, la giovane nigeriana detenuta nel carcere di Castrovillari, per la quale nei giorni scorsi era stata avviata un’iniziativa di solidarietà per evitare il suo rimpatrio e, quindi, la condanna a morte per lapidazione a cui era stata condannata. Ad attendere la donna davanti al carcere, c'era Franco Corbelli, il leader del movimento Diritti Civili che da quaranta giorni ha portato avanti la campagna di solidarietà che potesse evitare il ritorno in patria di Kate.
In Nigeria, infatti, la donna era stata condannata alla lapidazione per avere rifiutato un matrimonio combinato e per non essersi convertita alla religione musulmana, essendo lei cattolica. L’incontro con Corbelli è stato particolarmente commovente, con Kate che ha abbracciato e ringraziato Corbelli definendolo «il mio salvatore».
Kate ha aggiunto che non sperava di poter riacquistare la libertà, chiedendo anche di poter rimanere ora in Calabria. Oltre a Corbelli, la donna ha ringraziato anche tutti coloro i quali si sono attivati sottoscrivendo la petizione in suo favore perchè le fosse riconosciuto l’asilo politico, oltre al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Corbelli, che assieme a Kate si recherà negli uffici della Questura di Cosenza per gli adempimenti burocratici del caso, ha definito l’incontro la giovane nigeriana «estremamente commovente». Kate si è inginocchiata davanti a Franco Corbelli definendolo «mio salvatore». «La scorsa notte – ha detto la ragazza nigeriana – non ho dormito perchè troppo ansiosa per la mia scarcerazione. Aspettavo questo giorno da troppo tempo e ora, finalmente, sto bene. Non ero certa che tutto potesse finire per il meglio ed ero e sono terrorizzata dalla possibilità di potere tornare in Nigeria».

LA REGIONE CALABRIA SOSTIENE KATE
La Regione Calabria garantirà ospitalità e sostegno alla giovane nigeriana Kate Omoregbe, condannata nel proprio paese alla pena di morte per lapidazione. È stato lo stesso Presidente Scopelliti – informa una nota dell’ufficio stampa della Giunta – che raccogliendo l'appello lanciato da numerose Organizzazioni non Governative, comunità ed associazioni umanitarie, a manifestare l’impegno dell’Ente. Il Dipartimento Politiche Sociali della Regione ha già individuato la struttura per offrire accoglienza e sostegno psicologico alla giovane, in attesa delle decisioni degli organi preposti.
«Bene ha fatto la Regione Calabria e il Presidente Scopelliti a garantire ospitalità e sostegno alla giovane nigeriana Kate Omoregbe, condannata nel proprio paese alla pena di morte per lapidazione» - ha dichiarato Lella Golfo, presidente della Fondazione Bellisario e deputata eletta in Calabria. «Ancora una volta – aggiunge – la mia Regione ha dato una bella prova di solidarietà e spirito umanitario e sono certa che la vicenda di questa ragazza si risolverà nel migliore dei modi. Certamente la mia Regione e l’Italia tutta non permetteranno che i diritti umani vengano calpestati e che una donna debba pagare con la vita per una legge che viola ogni diritto elementare».
Anche la Chiesa cosentina si mobilita a favore della giovane nigeriana e l'arcivescovo metropolita di Cosenza-Bisignano, mons. Salvatore Nunnari, appresa la notizia del caso di Kate Omoregbe, unito agli Uffici Migrantes e Caritas esprime la sua «preoccupazione per l’incresciosa situazione».
Mons. Nunnari «si associa all’appello umanitario teso all’accoglimento della richiesta di riconoscimento dello status di rifugiato per evitare alla donna la condanna a morte nel Paese di provenienza». Kate, in Nigeria, è esposta alla condanna a morte per lapidazione avendo rifiutato tanto un matrimonio combinato quanto la conversione all’islam dal cattolicesimo che attualmente abbraccia. L’arcivescovo di Cosenza-Bisignano ricorda «l'inviolabilità della vita umana, il dovere dell’accoglienza e della difesa dei profughi, provenienti da Paesi dove la dignità dell’uomo non è sempre rispettata e compresa come valore primario umano e divino».

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