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L’ex sindaco di Cosenza
commenta i primi mesi del governo Occhiuto

Basilicata

Perugini ad Occhiuto «Il passato amministrativo non si può buttare a mare»

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Salvatore Perugini non ha voglia di parlare delle ultime amministrative «che troppe cose ci sarebbero da dire». Preferisce guardare avanti, a quello che succederà in autunno. A Cosenza, ma anche nel Paese. La situazione decisamente non è rosea, per la crisi economica che si è abbattuta sull’Europa, ma anche per come la sta affrontando il governo «con ben tre manovre economiche nel giro di tredici mesi dal luglio 2010 ad agosto 2011». Manovre che non hanno fatto altro che aumentare i tagli agli enti locali, con i comuni che da quattro anni a questa parte hanno subito continue diminuzioni ai trasferimenti. Che c’entra tutto questo con Cosenza? Presto detto. Perugini non lo dice chiaramente, ma ha l’impressione che ci sia qualcuno che si comporti come il Cavaliere prima dell’implosione dei mercati finanziari, quando continuava a ripetere che la crisi non c’era. «Ho delle difficoltà a parlare di quanto sta facendo il sindaco Occhiuto - dice - perché tre mesi fa ero io il sindaco e in Italia la corsa alla dietrologia è sport diffusissimo. Ma io sono il capogruppo del Pd e non posso rinunciare certo a fare politica». Allora per entrare nello specifico, Perugini parte dalle dichiarazioni programmatiche del suo successore dove sono previsti interventi per opere pubbliche pari a 500 milioni di euro. «La cifra mi ha impressionato per le ristrettezze delle casse comunali, ma anche perché non vengono spiegate le fonti di finanziamento di questi progetti importanti. Forse avrò capito male io, forse il sindaco intende fare progetti per 500 milioni di euro, ma i cassetti del Comune traboccano di progetti. Io credo che ogni sindaco abbia il diritto di dare la sua impronta alla città, disegnarla come meglio crede. Ma non stiamo parlando di un’azienda privata. Nelle istituzioni deve tenersi conto del principio della continuità amministrativa, alcune cose che sono quasi in porto non possono essere buttate a mare, così, quasi per capriccio». Certo Occhiuto è ancora in luna di miele con i cosentini, ma la nostra testata per tutto il mese di agosto ha ospitato dibattiti serrati su quelli che sono i progetti del neo-sindaco: dalla metropolitana leggera all’ex Jolly, dall’ospedale alla riorganizzazione della macchina burocratica comunale. Il giudizio di Perugini è netto. «Devo dire la verità, sono sconcertato da questo dibattito agostano, mi sembra molto simile al calcio-mercato in cui si può dire tutto e il suo contrario. Potrei dire che l’ex Jolly è di proprietà della Regione e che in seguito al suo abbattimento bisogna pagare il valore dell’immobile, che sull’ospedale non solo il Comune non ha competenze, ma non può nemmeno rinnegare i consigli comunali che hanno chiesto una nuova struttura capace di fare davvero dell’Annunziata un Hub. Ma lasciamo stare, è inutile parlare di aria fritta...». Quello che invece è molto concreta è la metropolitana leggera. L’idea di Occhiuto di modificarne il percorso all'ex sindaco appare dannosa. «La vicenda della metro è sorprendente - dice - perché il progetto non è nato oggi, ma è figlio di un dibattito che parte dagli anni '90 nei consigli comunali di Cosenza e Rende. C'è una scelta strategica ben precisa effettuata da Loiero e poi confermata da Scopelliti. Loiero ha inserito la metro cosentina nei progetti strategici sulla mobilità finanziando il progetto in parte con i fondi Por, in parte con i fondi Fas. Poi il governo Berlusconi ha dirottato altrove questi ultimi fondi, ma Scopelliti a marzo è venuto a Cosenza, confermando la strategicità dell’opera e assicurando che l’avrebbe finanziata con i fondi Por. Cambiare il progetto a ridosso della cantierizzazione è un rischio che non si può correre. A parte che ci sono problemi burocratici, visto che la progettazione è contenuta nel piano strategico integrato di Cosenza e Rende. Quest’opera mira a migliorare la mobilità nell’area urbana, non credo che un sindaco da solo, possa modificare tutto». L’area urbana secondo Perugini è il deficit di Occhiuto. «Ho letto le dichiarazioni programmatiche che presenterà in Consiglio - continua - e mi pare che non ci sia un solo riferimento all’area urbana. Se così dovesse essere, sarebbe un errore strategico. Vorrei ricordare che l’area urbana può essere un polo attrattore per i finanziamenti europei. In passato la spesa si è fermata al 6/7 per cento. Spesso si dice che la cifra è rimasta così bassa per una incapacità dei comuni di presentare progetti. Adesso che il progetto c’è, che facciamo, mettiamo tutto in discussione?». L’ex sindaco ha proprio l’impressione di sì e cita un altro nodo, quello dell’auditorium. «Anche qui non sono d’accordo sul cassare il progetto. Ancora una volta devo ricordare che tutto ciò che è nella programmazione europea trae origine dal piano strategico Cosenza-Rende. Si sono operate scelte comuni con due consigli comunali non congiunti, ma che si sono svolti in contemporanea. Rende ha scelto di concentrare le risorse sul parco acquatico, noi sull’auditorium. Il problema è che i progetti devono andare di pari passo, uno stop di Cosenza fermerebbe anche Rende. Mi si potrà dire che l’auditorium non serve - insiste Perugini - ma paradossalmente Occhiuto ne prevede uno nella porta dello sport. Che senso ha, allora? Fra l’altro Occhiuto sta facendo un’opera meritoria di integrazione sociale per quartieri come via Popilia. Io credo che l’auditorium come centro di aggregazione giovanile non faccia altro che spingere in questa direzione. Ci tengo anche a dire che nessuno voleva sfrattare esperienze associative e sociali importanti come quelle del Mo.Ci o del C.p.o.a.Rialzo. L’obiettivo è migliorare uno spazio che è strategico per Cosenza e per l’area urbana». Altro punto di netta contrarietà di Perugini è la revoca del concorso per i dirigenti di Palazzo dei Bruzi. «Quella revoca espone il Comune ad altissimo rischio di contenziosi con i vincitori del concorso. Ma non è solo una questione finanziaria. Noi abbiamo fatto un bando ad evidenza pubblica che permette di selezionare i migliori. Le posizioni organizzative invece le fanno i dirigenti affidando determinati compiti, che poi vengono retribuiti, a funzionari della categoria D. C’è un pizzico di arbitrio in più, quanto meno. Non è vero poi che il Comune ha 34 dirigenti. Quelle sono le previsioni della pianta organica, in realtà attualmente i dirigenti sono 13/14. Dire di voler ridurre il numero dei dirigenti, ma aumentare in maniera sproporzionata le posizioni organizzative non credo sia un risparmio per l’ente e forse non è nemmeno troppo funzionale». Insomma Perugini è pronto a dare battaglia politica a settembre, ma senza preconcetti. «Non dico che tutto quello che ha fatto Occhiuto non sia valido. Gli riconosco un dinamismo che può essere positivo, sono d’accordo con lui sulla battaglia per costruire il termovalorizzatore nel cosentino, anche se sui rifiuti Occhiuto si è trovato con un sistema di raccolta che funziona grazie alle mie battaglie sul tema; è positiva l’istituzione dei comitati di quartiere in luogo delle circoscrizioni, la pedonalizzazione del centro storico, l’attenzione ai quartieri. Insomma non diremo no a priori, ma vogliamo confrontarci in consiglio e spero che il sindaco ascolti anche i nostri suggerimenti». Il problema è che per fare un’opposizione veramente efficace serve un sostegno politico da parte dei partiti. «Il Pd in Calabria deve ritrovare se stesso - ammette l’ex sindaco - Io in un consiglio direttivo ho detto che la via maestra non può che essere quella di avere una capacità di proposta politica e progettuale e di selezione delle classi dirigenti. Ovviamente per far questo dobbiamo recuperare i tradizionali spazi di discussione. Noi siamo da un anno in gestione commissariale e non si capisce chi decide, dove decide e a che titolo. Anche in questi giorni ho letto fughe in avanti di singoli aderenti che non si capisce se parlino a nome personale, del partito, del circolo. Insomma Musi deve impegnarsi nel preparare la fase congressuale che deve essere aperta a tutti e non riservata ai possessori di tessere. Il Pd non è né un partito di vecchi né un partito di giovani, né di uomini né di donne. E' un partito e come tale deve avere regole certe che vengano rispettate da tutti». Il Pd a Cosenza è pronto a fare la sua parte. Perugini annuncia che partiranno una serie di incontri pubblici, promossi dal gruppo consiliare e aperti ai cittadini, sui temi centrali per il destino di Cosenza. Un nuovo inizio, dice Perugini, per riscoprire il gusto della discussione politica aperta e franca e abbandonare i giochi sotto il tavolo che hanno ammorbato il partito e depresso i suoi iscritti.

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