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L'Intervento
Metropolitana, un progetto mille dubbi

Basilicata

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di SPARTACO PUPO*
Considero fuori luogo la caparbietà con cui gli amministratori rendesi difendono il progetto della metropolitana leggera, specie in questo che è il momento più nero della storia del trasporto pubblico locale, con le proteste che dilagano in tutta la regione e con centinaia di lavoratori delle Ferrovie della Calabria costretti allo sciopero per la difesa del loro posto di lavoro. Nella Calabria delle incompiute e delle emergenze, dove non si riesce a far fronte neanche all'ordinario, c'è chi vorrebbe fare incetta di centinaia milioni di euro per opere faraoniche e di scarsa utilità esconomica e sociale, come quella progettata 10 anni fa su commissione degli amministratori rendesi e prontamente finanziata, qualche giorno prima delle elezioni amministrative del maggio scorso, dall'attuale assessorato regionale al Bilancio. La metropolitana Cosenza-Rende è un'opera inutile semplicemente perché nella nostra area urbana non c'è e non può esserci mai, almeno per i prossimi trent'anni, un bacino d'utenza tale da giustificarne la realizzazione. Per di più, il realtivo progetto è ormai superato, perché dal 2001 ad oggi alcuni quartieri, insediamenti abitativi e parametri di riferimento di quest'area urbana, specialmente di Rende, hanno subito trasformazioni notevoli che quello studio così datato non può contemplare. E da questo punto di vista fa bene il sindaco di Cosenza a utilizzare una buona dose di prudenza. Inoltre, quello stesso progetto che i rendesi non vogliono modificare, nasconde più di un'assurdità, che non si può far finta di non vedere magari allo scopo di soddisfare qualche malcelato interesse trasversale. La più vistosa di queste assurdità è che si è fatto ricorso ai cervelli e all'industria del Nord. Non tutti sanno che a realizzare questo trenino locale, è stata chiamata la Metropolitana Milanese grazie al progetto della società Sintagma di Perugia. Come è possibile? E tutti i bei discorsi sulla valorizzazione delle nostre risorse umane ed economiche, sulle politiche a vantaggio dell'industria locale, sugli incentivi alla ricerca e all'innovazione meridionale, sulla necessità di far risalire la china dello sviluppo locale? Tutta vuota retorica. E poi, è mai possibile che nelle università calabresi non ci sia un solo architetto o ingegnere in grado di elaborare un progetto per un trenino? Possibile che le Ferrovie Calabro-lucane non sono in grado di realizzare un paio di chilometri di binario? E perché i fondi europei destinati a Cosenza dovrebbero impinguare i soliti contocorrenti settentrionali? No, sono troppi i lati oscuri di questa storia, rimasti tali per lunghi dieci canni, per poter avere il consenso incondizionato di chi, come noi, ha realmente a cuore solo ed esclusivamente le sorti del nostro territorio.

*Capogruppo Fli consiglio comunale di Rende

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