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Sciopero generale, Pepe (Cgil):
«Il governo azzera i nostri sforzi»

Basilicata

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POTENZA - Lo abbiamo incontrato ieri alle prese con gli ultimi preparativi della grande manifestazione che oggi porterà in piazza il «No» della Cgil alla finanziaria del Governo. L'iniziativa è nazionale ma il segretario generale regionale, Antonio Pepe invita a riflettere bene sugli «effetti devastanti» che la manovra avrà sul territorio regionale. Misure «che prevedono esclusivamente tagli e non introducono nessun reale elemento di sviluppo, e che calate così sul nostro territorio non faranno altre che aggravare la nostra crisi strutturale». Ma che soprattutto - secondo il segretario regionale - rischiano di azzerare tutti gli sforzi che sono stati fatti per il rilancio dell’economia di casa nostra, con l’adozione del Patto per lo sviluppo “Basilicata 2012”, che vede insieme sindacati, Confindustria e Regione. Ma se è così perché la Cgil, per l'ennesima volta, si trova a sostenere un’iniziativa senza Cisl e Uil? «E' vero, il sindacato fa ancora fatica a ritrovarsi unito su questioni fondamentali come quella in discussione. Del resto la Camusso aveva tentato la via della condivisione attraverso una lettera inviata a Cisl e Uil per la definizione di una piattaforma comune di controriforma da sottoporre al Governo. Ma dalle altre organizzazioni abbiamo ricevuto il due di picche. Noi prendiamo le distanze da quella parte del sindacato che è pronta ad accordarsi sottobanco su schifezze che non possiamo condividere. Non c’era alternativa allo sciopero rispetto a una manovra che colpisce il welfare, taglia e dequalifica i servizi, mette in discussione il contratto nazionale, colpisce le categoria più deboli, come pensionati e disabili, e soprattutto colpisce al cuore il nostro sistema democratico. Contro tutto questo non c'era altra via che lo sciopero. Non siamo mica un club di intellettuali». Sul sostegno allo sciopero il Pd non si è trovato subito concorde. In Basilicata chi aderirà alla vostra manifestazione? «Io credo che sarebbe stato opportuno che il Pd aderisse in maniera compatta. Ma non intendo lasciarmi andare alle polemiche. A livello regionale sarà presente il segretario regionale , Roberto Speranza e questo è l'unica cosa che importa. Oltre all'adesione di Sel e Idv». Divisi sulla manovra, uniti a livello regionale sul Patto di sistema sottoscritto dal sindacato unitario, con Regione e Confindustria. Come sta procedendo la sua attenzione? E' soddisfatto di come ci si sta muovendo? «“Basilicata 2012”, pacchetto da ben 150.000 milioni di euro, è frutto di sforzi collettivi da parte di quelle forze sociali che non vogliono rassegnarsi alla crisi e che si sono rimboccate le maniche per mettere in campo strumenti utili a sbloccare lo sviluppo economico lucano, anche attraverso una sostanziale semplificazione delle procedure. Che mira soprattutto al sostegno di ricerca e innovazione e alla ripresa dell'occupazione. Ed è in assoluta controtendenza con le previsioni del governo nazionale, che invece rischiano di annullare il valore di questi sforzi comuni. Ecco il vero problema: la manovra nazionale mette in crisi il modello di sviluppo che abbiamo provato a sostanziare con questo Patto di Sistema. Con la riunione che si è tenuta lo scorso 25 agosto abbiamo provato ad allargare la partecipazione anche alle altre parti sociali. E questo mi sembra un bel risultato. La Regione, considerata pure la pausa estiva, sta procedendo ad attuare i punti previsti dal documento». E non si corre il rischio che ora la giunta si concentri più sulle nomine e meno sui contenuti del Patto? «Beh, mi auguro proprio che questo non accada. Spero che le nuove nomine arrivino al più presto e soprattutto che la politica sappia agire responsabilmente, adottando metodi che siano diversi da quelli del passato. Senza dimenticare che - e noi lo stiamo dicendo già da tempo - che al più presto possibile si dovrebbe procedere a una riorganizzazione dei vari enti, tagliando i rami secchi di carrozzoni e doppioni. Così come pure si dovrebbe mettere un limite al proliferare di incarichi e consulenze esterne». Sta dicendo che il modello regionale così com’è non funziona? «Sto dicendo che la Basilicata pur avendo avuto da anni in governo di centrosinistra non ha raggiunto risultati soddisfacenti. E' vero che tra la gente lucana c'è scontento e soprattutto rassegnazione rispetto a certe dinamiche che ci condannano a ulteriori ritardi. Io credo che la politica dovrebbe tornare a essere lo strumento di tutela di interessi collettivi e non individuali. C'è, innanzi tutto, da abbattere il modello berlusconiano che esalta edonismo e individualismo. Occorre riaffermare un'egemonia culturale che metta al centro i bisogni collettivi dei cittadini, soprattutto attraverso l'allargamento della partecipazione e della condivisione. Oggi l'unica nuova possibilità è data dai giovani ed è di loro che ci si dovrebbe occupare come priorità. Ci sono occasioni che questo territorio non può lasciarsi scappare per combattere la disoccupazione giovanile. Come quella legata alle nostre risorse: penso a petrolio, acqua e turismo. Le opportunità che arrivano dal nuovo memorandum sulle estrazioni non possono trasformarsi un altro buco nell'acqua. Eni deve garantirci la realizzazione sul nostro territorio di una filiera delle energie rinnovabili o della chimica verde del petrolio. Occorre arrivare al tavolo di concertazione con idee ben chiare e posizione ferme». Ma la sfiducia crescente, soprattutto quella dei più giovani, investe anche il sindacato. «Davanti a una tasso di dicoccupazione pari al 40 per cento il lavoro del sindacato è ancora più difficile. Ma bisogna fare anche autocritica e dire che alcune delle lotte che abbiamo fatto non hanno prodotto i risultati sperati. Noi crediamo che una grande battaglia vada combattuta soprattutto per affermare i valori di meritocrazia e trasparenza. A cominciare dalla pubblica amministrazione: da tempo chiediamo che non si faccia più ricorso al lavoro somministrato, che aumenta costi e diminuisce la trasparenza. E che invece si proceda ad assunzioni a tempo determinato attraverso selezioni pubbliche. Su questo si può fare la differenza».

Mariateresa Labanca

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