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Petizione per salvare Kate Omoregbe
raccolte 12556 firme

Basilicata

La giovane nigeriana si trova al Cie di Roma e il prossimo 19 ottobre ci carà l’udienza preliminare al Tribunale di Roma per discutere la sua richiesta di asilo politico

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Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, promotore della campagna umanitaria per salvare Kate Omoregbe, ha reso noto che dopo la scarcerazione della giovane nigeriana, avvenuta lunedì pomeriggio, la petizione internazionale on line per salvare Kate, indirizzata al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e promossa con straordinario successo da una delle maggiori associazioni mondiali americane per i diritti umani, Care 2, è stata sospesa e le 12.556 firme raccolte saranno consegnate al Capo dello Stato.
La campagna, www.thepetitionsite.com/1/appeal-to-save-kate/wvv.thepetitionsite.com /appeal to save Kate , va avanti da oltre 40 giorni, ovvero da quando Corbelli ha ricevuto, il 21 luglio, dal carcere di Castrovillari, dove era detenuta, la lettera con l’accorata richiesta di aiuto della ragazza nigeriana.
«Voglio ringraziare – dice Corbelli – le 12.556 persone che da ogni parte del mondo hanno aderito a questa petizione internazionale curata in Italia da Marco Galli che, raccogliendo l’appello di Diritti Civili, ha promosso questa straordinaria gara di solidarietà sul web. E' un risultato eccezionale, in due settimane sono arrivate 12.556 adesioni. Si era partiti con l’obiettivo di raggiungere 500 firme. Poi 1500. Siamo arrivati alla incredibile cifra di 12.556. Le firme sono ancora consultabili sul web. Hanno aderito cittadini di 60 Nazioni di tutti i cinque Continenti: dall’Europa, all’Africa, dall’America all’Asia, all’Australia.
Adesioni alla campagna di Diritti Civili «per salvare Kate» sono arrivate dall’Italia, da tutta l’Europa e dai Paesi più lontani del Pianeta: dal Brasile, dal Canada, dalla Cina, dalla Cina, dal Giappone, da Costarica, dal Bangladesh, dalla Malesia, dall’India, dal Sudafrica, dal Pakistan, dalla Russia, dalla Svezia, dalla Finlandia, dall’Irlanda, dal Messico, dalla Colombia, da Singapore, dall’Argentina, dal Marocco, dalla Repubblica Dominicana, dalla Giamaica, dal Camerum, dall’Australia. Tutti chiedono al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di impedire che si consumi questo crimine orrendo. Kate non deve essere espulsa. Deve restare in Italia per evitare la lapidazione».
Da lunedì sera la giovane nigeriana si trova al Cie di Roma e il prossimo 19 ottobre ci carà l’udienza preliminare al Tribunale di Roma per discutere la sua richiesta di asilo politico. «Abbiamo evitato, con la nostra campagna umanitaria, che Kate venisse rimandata in Nigeria, sfregiata – dice Corbelli – con l'acido e lapidata, per essersi rifiutata di sposare una persona molto più grande di lei e per non essersi convertita alla religione musulmana, lei che è cattolica. Abbiamo vinto una grande battaglia di civiltà. Sono ancora oggi felice e commosso per quell'abbraccio davanti al carcere all’uscita di Kate dalla casa circondariale di Castrovillari».

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