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La storia di Kate Omoregbe
non tornerà in Nigeria

Basilicata

Protezione umanitaria alla giovane africana. Frattini: «L’Italia scrive una bella pagina» Dopo due giorni di interrogatori, arriva a sorpresa l’asilo. Corbelli: «Il suo futuro è qui»

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E' arrivata la protezione umanitaria e a sorpresa l'asilo, e così Kate Omoregbe è salva, grazie anche alla battaglia condotta da Franco Corbelli del movimento Diritti civili. La 34enne nigeriana non dovrà dunque più tornare nel suo Paese, dove la attendeva una probabile condanna a morte per lapidazione, essendosi rifiutata, tra 1999 e il 2000 di sposare un uomo anziano e convertirsi all'Islam; due rifiuti che per una legge non scritta le donne pagano subendo una violenza inaudita. Il beneficio della protezione umanitaria, e non l'asilo, del quale aveva fatto richiesta quando ancora era in carcere, le è stata concessa ieri pomeriggio, dopo due giorni di colloqui con la Commissione territoriale per i richiedenti asilo (presso il Centro di identificazione di Roma dove era stata portata subito dopo la liberazione) e con i giudici del tribunale di Sorveglianza (visto che l'espulsione dall'Italia era una pena accessoria alla condanna subita, prevista per reati di droga, immigrazione clandestina , violenza e prostituzione). Al termine dei colloqui la Commissione, ritenendo che sussistessero gravi motivi di carattere umanitario, ha trasmesso gli atti al questore di Roma per il rinnovo immediato del permesso di soggiorno.
Un risultato eccezionale che ha sorpreso lo stesso Corbelli, perché anticipa i tempi rispetto alla data del 19 ottobre prevista per il più lento iter dell'asilo politico. Due giorni d'inferno ancora per Kate, da lunedì scorso, dopo essere stata portata presso la questura di Cosenza per gli adempimenti di rito, quando è stata accompagnata in un centro d'identificazione per immigrati di Ponte Galeria, a Roma. La mattina dopo, prima che potesse farsi una doccia e senza aver neanche mangiato, è stata condotta davanti alla commissione (composta da un rappresentate della pubblica sicurezza, da uno degli enti locali, da uno della prefettura e da uno dell'Alto commissariato per i rifugiati) per sette ore di colloquio. In serata (martedì) ha chiamato Franco Corbelli con il cellulare di una compagna di stanza; «era disperata - ha raccontato Corbelli - piangeva; mi ha detto: “Franco” era meglio morire; era meglio nel carcere». «È stato atroce sentire quelle parole, ma per rassicurarla le ho detto di calmarsi, che avevamo le forme della petizione via Internet erano già sul tavolo del presidente della Repubblica, cosa che oggi è vera. Le ho detto anche che il rettore dell'Università le ha offerto di farla studiare all'Unical, dove un piccolo numero di posti è riservato agli stranieri».
Ma ieri nel primo pomeriggio Kate ha chiamato nuovamente Corbelli dicendogli «sono libera, sono in giro per Roma». Il leader di Diritti civili ha però compreso il vero senso della parole della ragazza - aveva pensato che fosse in libera uscita momentanea - solo qualche ora dopo, quando Kate lo ha richiamato dicendogli in lacrime: «Ho avuto l'asilo politico. Sono felicissima. Ti ringrazio e ti abbraccio».
La notizia è poi circolata insieme alle dichiarazioni del ministro degli Esteri Franco Frattini e dalla collega alle Pari Opportunità Mara Carfagna: «Oggi, tutti insieme, aggiungiamo una bellissima pagina al grande libro della lotta per i diritti umani che il nostro Paese sta portando avanti. Ancora una volta, l’Italia ha dato prova di essere un Paese in prima linea nella lotta per il rispetto dei diritti fondamentali, tra questi, in particolare, la tutela della vita e il rispetto della donna». «Aspetto di incontrarla di nuovo - ha concluso invece Corbelli - per parlare del suo futuro in Italia».

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