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Reggio, in corteo per le donne
che collaborano con la giustizia

Basilicata

"Il silenzio uccide più dell’acido"; Sit-in davanti alla Prefettura per chiedere sostegno per quanti si ribellano ai clan

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Donne in piazza per rivendicare i diritti di tutte le donne oppresse dal sistema mafioso, per chiedere tutela per quante decidono di collaborare con la giustizia o sono vittime della mafiosità familiare da cui non riescono a fuggire. Il sit-in avvenuto nella tarda serata di ieri, davanti al Palazzo della Prefettura di Reggio Calabria, vuol essere un gesto simbolico anche nei confronti di tutte quelle donne che, sia all’interno delle istituzioni che nella società civile, si oppongono stoicamente al fenomeno della criminalità organizzata. Un messaggio chiaro lanciato da giorni anche da Antonia La nucara, una delle promotrici.
Un sit-in, quello di ieri, promosso dopo il suicidio di Maria Concetta Cacciola, collaboratrice di giustizia che si è tolta la vita ingerendo dell'acido, che ha visto la celebrazione di diversi momenti simbolici e la presenza del mondo associazionistico, dei sindacati, di alcune personalità della politica locale, nonché di due onorevoli come Angela Napoli e Maria Grazia Laganà. “Se non ora quando”, comitato cittadino femminile nato in tutta Italia dal febbraio di quest’anno, ha manifestato con striscioni e cartelli, indossando vestiti rigorosamente scuri, proprio per simboleggiare il lutto e la solidarietà verso tutte quelle donne lasciate sole, in mezzo al frastuono dell’illegalità.
«Noi del Snoq – scrivono - pensiamo che la solidarietà e la vicinanza di donne e uomini che rifiutano le logiche delle caste istituzionali e dei loro grandi elettori mafiosi siano le vere armi contro queste logiche aberranti».
Di rilievo la presenza di Angela Napoli; la deputata ha subito voluto incontrare il Prefetto, Luigi Varratta. «E’ importante – ha spiegato, la Napoli - attirare l’attenzione degli organi preposti affinché si riesca a dare una svolta alla situazione dei testimoni di giustizia e di tutte quelle donne che vogliono sottrarsi al fango della ‘ndrangheta». Sulla stessa lunghezza d’onda, Maria Grazia Laganà: «Il suicidio della testimone di giustizia ci deve dare contezza dell’aria che si respira in Calabria. Dobbiamo sostenere il principio, secondo il quale, è importante aiutare chi vuole uscire da questo tunnel chiamato ‘ndrangheta».

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