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L’Unical e la stazione mancata

Basilicata

Lo sviluppo dell’ateneo si è fermato a contrada Vermicelli. La ricostruzione della storia della metro dal ’73. Nel progetto di Gregotti il ponte Bucci doveva incontrare a Settimo la ferrovia

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di FRANCO BARTUCCI
Bene ha fatto Il Quotidiano della Calabria ad aprire nel mese di agosto, sulle proprie pagine, la questione della Metro Cosenza – Rende con terminale l’Università, registrando vari interventi sul progetto già approvato dal precedente Governo regionale Loiero e dalle Amministrazioni comunali guidate dai Sindaci, Perugini e Bernaudo, e finanziato dall’attuale giunta regionale. Un progetto che ha una sua storia partendo dal 1973 con l’insediamento dell’Università della Calabria nell’area di Arcavacata. Ad aprire una discussione sulla possibile realizzazione di una metropolitana che collegasse l’Università, la nuova Rende e la città di Cosenza, fu il battagliero sindaco socialista Francesco Principe, prima in un convegno che si svolse il 3 aprile a Roges di Rende, ampiamente ripreso dalla stampa locale il giorno dopo, con articoli dal titolo emblematico “Una ferrovia metropolitana”; successivamente a San Fili, in un altro convegno, che si svolse il 12 aprile, nel quale emerse la proposta addirittura di allungare il tracciato fino a Sibari. Poi nell’estate del 1974 ci fu la conclusione del progetto internazionale di insediamento e costruzione della sede dell’Università della Calabria, la cui commissione scelse il progetto Gregotti, per quanto riguarda le strutture dipartimentali con annessi laboratori scientifici, e Martensson, per le strutture residenziali, con delle raccomandazioni di principio e merito: creare un area verde attorno al campus quale luogo d’incontro tra la comunità universitaria e la città per una integrazione di rapporto interattivo e di collaborazione sociale e culturale; studiare e realizzare dei percorsi di comunicazione e collegamento tra il campus ed il territorio circostante e non solo, sfruttando e riorganizzando tutte infrastrutture viarie, autostradali e ferroviarie, in modo da favorire ingresso ed uscita verso le coste tirrenica e jonica, nonché verso le direzioni sud e nord della regione con riferimento all’aeroporto di Lamezia Terme. Per questo fu inserita e trattata nella relazione tecnica del gruppo Gregotti la possibilità di creare una stazione ferroviaria di servizio in località Santa Maria di Settimo del Comune di Montalto Uffugo, sulla nuova linea ferroviaria elettrificata Cosenza – Paola e Sibari – Paola, punto d’incrocio del tracciato ferroviario e la linea dell’asse attrezzato previsto dal progetto Gregotti, conosciuto e intitolato alla memoria del professor Pietro Bucci. Un’area, quella di discesa da contrada Vermicelli di Rende verso la piana di Santa Maria di Settimo di Montalto Uffuigo molto interessante che nel progetto Gregotti, rivisto successivamente dall’architetto Maurizio Bonifati, collocava strutture aperte al territorio di grosso riguardo scientifico, come il centro di ricerche del CNR o polo tecnologico, il complesso fieristico da utilizzare quale luogo d’incontro e presentazione dei progetti di ricerca pura e di passaggio a quella applicata per la vendita dei brevetti al mondo delle imprese e della industria, per finire al complesso sportivo con annesso un centro abitativo per gli atleti. Questa parte di progetto ottenne finanche nel 1998, come noto, un grosso finanziamento di circa 600 miliardi da parte dell’Unione Europea che furono revocati a seguito di una grossa campagna mediatica avversa attuata in campo nazionale e regionale, con in prima linea il compianto sindaco di Cosenza, on Giacomo Mancini. Fu quello un grosso errore che portò, come sappiamo e vediamo, alla chiusura del cantiere ed al blocco del progetto di sviluppo dell’Università mantenendola tronca nella sua linea originaria pensata e condivisa dai progettisti e dalla commissione del concorso. Due comuni confinanti, divisi dal fiume Settimo, che attraverso un siffatto progetto, diventavano, grazie alle strutture universitarie, collante per una grande città ed essere insieme a Cosenza e il suo hinterland un centro urbano esteso e diffuso a carattere metropolitano. Si giustifica così la creazione di una metropolitana di collegamento rapido tra l’area universitaria ed il capoluogo cosentino. L’Università della Calabria anche se collocata, attualmente solo su territorio di Rende, a nord di Cosenza, il suo sviluppo guarda naturalmente verso nord. Il progetto non può e non deve rimanere tronco, bloccato a Contrada Vermicelli, dove tra qualche mese verrà inaugurato un nuovo complesso residenziale dell’Università. A seguire dal 1974, sia su Rende che su Cosenza si è continuato a parlare, nell’ambito di vari convegni, della metropolitana e va riconosciuto a Sandro Principe il merito di aver dato corpo ed avviato una fitta corrispondenza fin dal 1980, allorché diventò sindaco di Rende, con i ministeri competenti e la dirigenza delle Ferrovie dello Stato e della Calabria, finalizzata ad ottenere l’utilizzo del tracciato ferroviario, ormai abbandonato, Rende Scalo – Quattromiglia – Cosenza, quale linea metropolitana di collegamento Università (zona sud) Rende – Cosenza. Un impegno coerente mantenuto nel tempo fino ad arrivare all’ultimo progetto di metropolitana leggera su rotaia guardando alle nuove reti di comunicazione di viale Mancini e delle statali 19 e 19 bis che attraversano le contrade di Quattromiglia, Commenda e Roges. C’è poi da dire che il dipartimento di pianificazione territoriale dell’Università, attraverso prima il professor Demetrio Festa, negli anni Settanta, Ottanta e novanta, si è sempre interessato di questo annoso problema con analisi di fattibilità e costi; successivamente, a partire dal 1998 dalla scuola estiva diretta dal professor Mauro Francini, che a più riprese, nell’arco degli ultimi dodici anni, ha prodotto idee e spazi di discussione ed approfondimento aperti ai tecnici e politici del territorio. Oggi sappiamo che ci sono i fondi disponibili ed un progetto approvato dai precedenti sindaci di Cosenza e Rende e che la Regione Calabria dovrà indire entro il prossimo autunno la gara di appalto per la realizzazione del progetto entro e non oltre il 2015, pena la perdita dei fondi. E’ giusto che il sindaco Occhiuto entri nel merito del progetto sulla base della sua alta esperienza professionale a carattere internazionale, ma è altresì obbligatorio non perdere tempo avendo alle spalle quasi quarant’anni di discussioni, analisi e progetti di fattibilità. Se l’Università è il punto di partenza per la linea metropolitana, alla luce del progetto complessivo elaborato dal gruppo degli architetti con a capo il professor Vittorio Gregotti, questo non può essere a Sud ma a Nord, nella zona di Santa Maria di Settimo di Montalto Uffugo, ed è quindi tempo di cominciare ad impegnarsi per la realizzazione di una stazione nell’attuale area di incrocio delle due linee ferroviarie Cosenza – Paola e Sibari – Paola, come pure per la nuova uscita dell’autostrada Salerno Reggio Calabria in località Settimo che coinvolge entrambi i comuni di Rende e Montalto Uffugo. Resta poi da concretizzare il progetto annunciato dall’Amministrazione provinciale di Cosenza ed in particolare dal Presidente Mario Oliverio, da oltre cinque anni, di realizzazione del ponte sul fiume Settimo, il cui tracciato stradale dovrebbe portare verso l’Università salendo il versante che conduce verso contrada Vermicelli del comune di Rende, lì dove hanno termine ad oggi le strutture dell’Ateneo. E’ su questo che bisogna misurarsi e costruire il futuro di un unico centro urbano ad ampia dimensione di città metropolitana che dia valore pure alla stazione di Vaglio Lise e all’area circostante, soprattutto se si arrivasse a costruirvi il nuovo ospedale di Cosenza con l’annessa Facoltà di Medicina dell’Università della Calabria. Anche questa è una storia vecchia che ha coinvolto negli anni parte del mondo universitario ed i politici di ogni area partitica delle due città di Cosenza e Rende. E’ tempo di operare e non più di discutere a ruota libera assumendosi le responsabilità delle scelte.

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