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Cutro, centrale biomasse: operai sulla torre
e figli incatenati ai cancelli

Basilicata

Ieri la protesta dei dipendenti della centrale del Gruppo Marcegaglia, che sono saliti sulla ciminiera dello stabilimento preoccupati per il loro futuro. Oggi il numero degli operai saliti sulla cimin

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E’ aumentato nelle ultime ore il numero degli operai della centrale a biomasse Eta di Cutro, di proprietà del gruppo Marcegaglia, saliti sulla ciminiera per protestare contro il silenzio dell’azienda che da quattro mesi li ha collocati in cassa integrazione senza fornire alcun elemento sulla ripresa dell’attività produttiva. Dopo aver trascorso tutta la notte a oltre 50 metri d’altezza, questa mattina sulla ciminiera gli operai che protestano sono diventati 24 (ieri erano 15), sui 44 complessivamente occupati dalla Eta.
Sul piazzale davanti all’azienda stamattina sono arrivate anche le mogli dei lavoratori e i loro figli che si sono incatenati ai cancelli. Attimi di tensione si sono registrati quando uno dei lavoratori ha accusato un malore ed è stato necessario l’intervento di un’ambulanza del 118; per l’uomo, tuttavia, solo problemi di stanchezza, tanto che è subito ritornato sulla ciminiera insieme ai compagni. Ma anche quando un altro operaio ha tentato di far salire sulla piattaforma a 50 metri d’altezza il figlioletto di 10 anni. Sono stati gli stessi colleghi e i carabinieri che presidiano costantemente la zona a dissuaderlo. I lavoratori hanno manifestato l’intenzione di protestare ad oltranza finchè non avranno ottenuto la certezza di un incontro con i dirigenti del gruppo Marcegaglia che nelle ultime settimane è slittato già diverse volte ed avere garanzie sul loro futuro occupazionale. L’ultimo incontro ufficiale risale infatti al 21 luglio scorso in Prefettura, quando lavoratori e azienda si sono confrontati viso a viso, alla presenza dell’amministratore delegato della Eta, Roberto Garavaglia, che chiese una pausa di riflessione in attesa di capire le reali intenzioni della proprietà sull'opportunità o meno di proseguire l’investimento a Cutro. Il tavolo venne aggiornato al 10 agosto, poi a fine mese. I 44 lavoratori della Eta sono in cassa integrazione ormai da quattro mesi, da quando, in pratica, l’azienda ha fatto sapere che intendeva fermare la produzione per effettuare una ristrutturazione dell’impianto, il cosiddetto revamping, per poter continuare a produrre anche in assenza delle agevolazioni finanziarie previste dal regime del Cip6 e rivendere l’energia elettrica a prezzi più adeguati. Ma i lavori non sono mai stati avviati.

IL CONSIGLIO COMUNALE DI CUTRO SOLIDALE CON I LAVORATORI
Intanto il consiglio comunale di Cutro ha approvato un ordine del giorno sulla vertenza della centrale biomasse Eta del gruppo Marcegaglia. All’unanimità il Consiglio comunale ha approvato un documento nel quale si esprime solidarietà ai lavoratori, si chiede un incontro immediato con l’azienda in modo da soddisfare la richiesta degli operai e fare in modo che scendano dalla ciminiera; chiedere alla Marcegaglia di confermare la volontà di tenere fede all’accordo preso con i lavoratori al momento della firma della Cassa integrazione secondo il quale è previsto il revamping dell’impianto e la ripresa della produzione di energia elettrica da biomasse. «Il Consiglio – ha dichiarato il presidente dell’assemblea civica di Cutro, Gaetano Liperoti - ha approvato il documento all’unanimità dimostrando compattezza sul problema senza alcun tipo di divisione politica. Resta da capire il perchè di questo atteggiamento della Marcegaglia sull'impianto di Cutro visto che l’azienda dimostra ancora interesse per il settore della produzione energetica in quanto sta investendo nella costruzione di una centrale simile a Manfredonia».

IL CAPO TURNO ALLA CENTRALE: "SIAMO STANCHI"
«Cominciamo ad essere stanchi – ha detto Leonardo Mittica, capo turno alla centrale – ma non siamo così irresponsabili da esporci a rischi senza motivo. Il fatto è che da quattro mesi non si riesce ad avere un contatto con il gruppo Marcegaglia per sbloccare questa situazione di stallo. Questa è una centrale che, con l’indotto, dà lavoro a 400 persone ma nonostante fosse una tra le più produttive del gruppo, tanto che ogni mese ricevevamo fax di complimenti per la produzione, i lavori di adeguamento non sono mai partiti e nessuno ci fa sapere cosa succederà. Se siamo saliti sulla torre è per riuscire ad avere un contatto con i responsabili del gruppo Marcegaglia». «Questa – ha aggiunto – è una terra difficile. Cosa dovremmo fare, andare a rafforzare la 'ndrangheta? Non lo vogliamo fare perchè non è nel nostro dna. Noi vogliamo soltanto fare il nostro lavoro».

L'INTERVENTO DEL CONSIGLIERE REGIONALE DEL PD, SULLA
In merito alla vicenda è intervenuto anche il consigliere regionale del Pd Francesco Sulla, che è andato a trovare i dipendenti della centrale saliti sulla ciminiera dello stabilimento. Sulla ha dichiarato: «E' un modo vergognoso questo: lasciare che le questioni degenerino per costringere le persone a difendere il loro sacrosanto diritto al lavoro mettendo a repentaglio la loro stessa incolumità fisica». «Il 19 in Consiglio regionale - ha aggiunto il consigliere regionale – proporrò un ordine del giorno per impegnare la Giunta regionale ad una difesa senza quartiere di questa importante realtà produttiva. Il Governo e il sistema imprenditoriale di cui è a capo la presidente Marcegaglia, sono chiamati ad un sussulto di responsabilità, specie in questo frangente. La presidente di Confindustria, dinanzi a questa vertenza emblematica di un Mezzogiorno produttivo che si vuole a tutti i costi affamare, deve dimostrare coerenza con l’impegno al rilancio della produttività nel Paese».

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