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Delitto Festa a Luzzi
La lettera di Tolmino dopo l'omicidio

Basilicata

Prima gli spari, poi la lettera: «Chiedo scusa a tutti gli amici. Io non sono cattivo. L’ho fatto perché l’amavo»

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Stava aspettando che i carabinieri arrivassero per arrestarlo, Emilio Tolmino, l’omicida di Luzzi, che dopo aver posato la pistola con la quale aveva appena ucciso l’ex Adriana Festa, ha scritto qualche riga per motivare il suo gesto, recuperata dai carabinieri nell’appartamento di via San Francesco di Paola dove lo scorso 8 settembre, tra le 10.30 e le 11, Tolmino, 55 anni, dipendente delle Ferrovie della Calabria, ha ammazzato con la sua 7.65 l’ex convivente Adriana Festa, di 25 anni più giovane.
«Chiedo scusa a tutti gli amici. Io - scrive Tolmino - non ero cattivo. Mi hanno fatto diventare cattivo. Io amo tutti e vi voglio bene a tutti. Ho fatto questo - ha scritto di proprio pugno pochi minuti dopo l’assassinio - perchè l’amavo tanto. La sorella (riferendosi probabilmente alla congiunta della vittima) ci ha tolto la felicità. Io, ormai, non ero più felice. Non sono riuscito ad esserlo neanche con le preghiere...».
Il contenuto di tale lettera è stato riportato nell’ordinanza di custodia cautelare ed il gip ha sposato in pieno la tesi del pm Paola Izzo, contestando all’uomo, difeso dall’avvocato Fabio Bonofiglio, del foro di Cosenza, l’omicidio premeditato. Sul retro del foglio scritto dall'omicidio era riportata la stampa del profilo facebook di Adriana Festa, in cui erano collegati i link di Alberto T., il nuovo compagno della vittima. Pare infatti che la donna avesse intenzione di andare a Milano, dove vive la sorella, e rifarsi una vita proprio con il nuovo compagno. Tolmino ovviamente non avrebbe accettato, arrivando così ad uccidere, per gelosia, la sua ex compagna. Nell’appartamento i carabinieri hanno trovato altre stampe del profilo facebook di Adriana Festa, con riportati alcuni messaggi di Alberto e sul tavolo della sala da pranzo i carabinieri hanno trovato un quaderno, con frasi riferite ad Adriana Festa. Tolmino avrebbe, tra le altre cose, scritto: “Mi diceva che mi amava. Era tutta una bugia. Sei cattiva, la pagherai! Mi dispiace per tuo figlio, un giorno ti odierà, vedrai”.
Intanto, l’avvocato difensore, Bonofiglio sta valutando se ricorrere al Tribunale della Libertà e chiedere una misura cautelare alternativa a quella carceraria.

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