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Paola, incendio doloso al ristorante
“La Rosa dei Venti”

Basilicata

L’intervento dei pompieri ha impedito il propagarsi delle fiamme alle abitazioni sovrastanti. Il ristorante "La Rosa dei Venti" ridotto in cenere

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E' andato completamente distrutto a causa di un incendio, di chiara matrice dolosa, il ristorante paolano “La Rosa dei Venti”, che si trova nei pressi della statale 18. Il fatto è accaduto nella notte tra lunedì e martedì, poco dopo la mezzanotte. Ad avvertire i soccorritori sono stati i residenti dello stesso stabile che ospita il ristorante svegliati dal crepitio delle fiamme e dall’odore acre del fumo. Sono stati proprio i Vigili del fuoco ad arrivare per primi sul posto e grazie al loro intervento è stato evitato che le fiamme arrivassero ai piani superiori dell’edificio, tutti adibiti ad appartamenti. Subito dopo l’arrivo dei pompieri sul posto giungevano anche gli agenti della volante del locale commissariato diretto dalla dottoressa Raffaella Pugliese nonché la polizia scientifica per i primi rilievi. Stando a una prima, sommaria, ricostruzione dell’accaduto gli autori del gesto si sarebbero introdotti all’interno del locale forzando dall’esterno una porta da cui si accede direttamente alla pizzeria e una volta entrati avrebbero poi forzato altre due porte, una delle quali permetterebbe l’accesso ad una stanza adibita a magazzino.
“La Rosa dei Venti” è tuttora al centro di un’inchiesta, condotta per competenza dalla Dda di Catanzaro e concentrata su un presunto caso di tentata estorsione col metodo mafioso. Sotto accusa ci sono il gestore del locale, Eugenio Di Puppo, 46 anni, Pasquale, 44, ed Eugenio Bruni, 46 anni, e Giacomo Sena, 46, figlio del boss Antonio (ucciso nel maggio del 2000 nel Cosentino), arrestati lo scorso mese di marzo con l’accusa di aver preso di mira la proprietaria del ristorante, non versandole l'affitto del locale (2600 euro al mese per un totale di 45mila euro), e “invitandola” anche al pagamento di alcuni lavori di ristrutturazione. Di mezzo, e sempre secondo l'accusa ora al vaglio della Distrettuale antimafia di Catanzaro, ci sarebbe anche una minaccia esplicita di morte, del tipo «Siamo capaci di sparare a sangue a freddo. Voi non sapete chi siamo noi...».

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