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Terrorismo, udienza riesame l'11 ottobre
per i marocchini fermati a Sellia Marina

Basilicata

I tre finirono in manette nell’ambito dell’inchiesta battezzata «Nostalgia», con le accuse di svolgere attività di terrorismo internazionale

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Si terrà il prossimo 11 ottobre la nuova udienza davanti al tribunale del riesame di Catanzaro, che dovrà confermare o annullare la custodia cautelare in carcere nei confronti di M'Hamed Garouan, imam della moschea di Sellia Marina (Cz), Brahim Garouan, 25 anni, figlio dell’imam, e Younes Dahhaky, 28 anni, residente a Lamezia Terme (Cz), i tre marocchini finiti in manette nell'ambito dell'operazione «Nostalgia», e accusati di svolgere attività di terrorismo internazionale.
L'udienza si svolge dopo che la Corte di Cassazione, lo scorso 20 luglio, ha annullato una precedente decisione dei giudici catanzaresi di confermare la misura cautelare (del 3 marzo precedente), rinviando gli atti a Catanzaro per una nuova decisione. I giudici della Suprema corte hanno accolto quel giorno i ricorsi degli avvocati Francesco Iacopino, Vittorio Platì, Enzo Galeota e Mariachiara Paone, scrivendo nelle 21 pagine di motivazione di condividere i «motivi del ricorso concernenti? i gravi indizi di colpevolezza», e ritenendo nel precedente provvedimento del Riesame «un complessivo vistoso vizio motivazionale, che tracima nella vera e propria violazione della legge sostanziale, a proposito del duplice dolo specifico richiesto dalla norma».
I legali hanno espresso oggi nuova soddisfazione, affermando che: «Le motivazioni della sentenza dei Giudici di legittimità sono nel contempo corpose e chiare. Per tale ragione attendiamo con molta fiducia l'udienza di rinvio che si terrà il prossimo 11 ottobre».
I due Garouan e Dahhaky, sono finiti in carcere per decisione del giudice distrettuale per le indagini preliminari di Catanzaro, Emma Sonni, che ha emesso il relativo provvedimento cautelare su richiesta dei sostituti procuratori della Repubblica titolari del caso, Elio Romano e Carlo Villani.
Per i tre marocchini – che nel corso dell’interrogatorio di garanzia si sono avvalsi della facoltà di non rispondere – le accuse formulate dagli inquirenti sulla scorta delle indagini condotte dai poliziotti della Digos di Catanzaro parlano di presunte attività di addestramento alle azioni violente con finalità di terrorismo, radicalizzazione e proselitismo nei confronti di appartenenti alle comunità islamiche, poichè, secondo gli inquirenti, utilizzavano la rete internet per procacciarsi e diffondere documenti multimediali riguardanti l’uso di armi ed esplosivi, e software per il sabotaggio dei sistemi informatici.

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