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Basilicata-Puglia: è guerra

Basilicata

Fra le due regioni la frattura diplomatica è lunga quanto la condotta del Sinni

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SE non è guerra questa, poco ci manca. Si sono surriscaldati e non poco i toni tra Puglia e Basilicata: la prima attacca con l’assessore alle Opere pubbliche Fabiano Amati e l’altra risponde col presidente del Consiglio Vincenzo Folino, che come è noto non le manda a dire. In mezzo l’atteggiamento più cauto di De Filippo, che proprio nel giorno in cui Il Quotidiano titola “298659Braccio di ferro con Nichi (Vendola, ndr) sulla doppia condotta del Sinni” affida al portavoce una nota che prefigura, con un tempismo perfetto, un improvviso asse Vendola-De Filippo-Lombardo. Il tema è l’acqua, sì, ma a questo punto solo in superficie. La frattura diplomatica tra le due regioni è lunga almeno quanto la condotta che si vuole realizzare con 180mila euro e sulla quale nulla è stato comunicato alla Basilicata, dove pure la seconda “canna” dovrà essere costruita. Nel calderone anche i debiti che la Puglia ha maturato nei confronti della Basilicata per l’erogazione dell’acqua, per l’opposizione 46 milioni, per De Filippo la metà e per Amati addirittura 10 milioni. Noi i conti li abbiamo fatti e ha ragione l’opposizione (298965leggi qui). Trovare una sintesi di tanta acredine tra le due fazioni non sarà impresa facile, in ogni caso, nemmeno con il tavolo nazionale invocato ieri dal Consiglio regionale all’unanimità. Se si rimette in discussione un accordo che disciplina la gestione idrica datato 1999, significa che tra le due realtà geograficamente vicine le sinergie future si fanno sempre più lontane.

L’affondo di Amati
Leggere per credere, ecco come Amati risponde a Digilio che quantifica il debito a 46 milioni, in un intervista al Corriere della sera: «L’affermazione è frutto di scarso profitto in matematica. Aqp è debitore della Basilicata per 10 milioni di euro per l’ultimo esercizio ed Acquedotto lucano è debitore di Aqp per quasi 500mila euro per l’uso degli impianti realizzati da Aqp». E comunque perché non pagano? «Non abbiamo pagato sinora - continua - perché stiamo definendo il valore della componente ambientale dell’acqua per i diversi usi (industria, potabile, agricoltura). Tradotto a beneficio dello stesso esponente politico, qualora fosse scarso in profitto anche in altre discipline, l’acqua è risorsa naturale preziosa e in esaurimento, per cui qualsiasi utilizzo diverso dal potabile e dall’agricoltura deve essere pagato di più». Prima stangata.
Poi, sul raddoppio della condotta del Sinni, i toni si fanno tecnici: «La richiesta ci viene rappresentata da più di 20 anni da parte degli ingegneri idraulici di Puglia e Lucania e la cosa non rappresenta un aumento del tributo idrico. Se questi ingegneri, improvvisamente, ci dicono che non c’è più bisogno di questo intervento, noi siamo felici, perché risparmiamo. Se, però, così non è rischia di restare senza acqua non solo una parte della Puglia, ma anche una parte della Basilicata. Se la sentono i rappresentanti di governo lucani di macchiarsi di un errore che asseterà anche i loro stessi cittadini?». Infine la botta al Consiglio regionale, di sicuro l’affondo più duro: «Sono compiaciuto del fatto che il Consiglio regionale lucano si sia accorto, all'unanimità, della necessità di regolare la gestione delle risorse idriche in un contesto nazionale. E non può che essere quello previsto dalla normativa comunitaria: e cioè l’Autorità di bacino del distretto idrografico meridionale, presieduta dal ministro dell’Ambiente, e composta da Puglia, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Abruzzo e Molise. Ricordo solo che fu la Puglia, a mia mano, a richiedere tale impegno nella seduta di approvazione del Piano di gestione. Purtroppo ad oggi, nonostante mi preoccupo di ricordarlo a tutti ogni mese con apposita missiva, nessuno ha avvertito la necessità di farlo». Tiè.

Folino difende i suoi
«Inopportune e fuorvianti». Ecco come il presidente del Consiglio regionale lucano bolla le dichiarazioni di Amati. Folino tenta di ristabilire le più elementari regole diplomatiche: «Amati può condividere o meno ciò che affermano i consiglieri regionali lucani di maggioranza e di opposizione, ed è libero di entrare in polemica con loro, ma non può certamente insultarli». Il presidente interviene poi «soprattutto a tutela del diritto dei colleghi dell’opposizione di potersi esprimere liberamente senza per questo dover incorrere nelle improvvide censure dell’assessore pugliese». Infine una linea di indirizzo per gli incontri futuri: «Non intervengo nel merito delle questioni sollevate, che attengono più direttamente alle competenze del governo regionale - ha continuato Folino - se non per far notare all’assessore Amati che con l’accordo di programma del 1999 la Basilicata e la Puglia hanno offerto all’Italia un esempio unico di federalismo solidale in materia di governo delle risorse idriche, e che quell’accordo è tuttora valido ed operante. Di conseguenza, invocare l’aggiornamento di quell’accordo in un contesto più vasto, non può significare sospendere le regole dell’accordo esistente o pensare di eluderle. A meno che non si voglia tornare indietro di dieci o quindici anni».
De Filippo sta nel mezzo
In tutto ciò De Filippo prova a fare il pompiere. Ecco cosa scrive il suo portavoce nel “Diario del presidente”: «Non c’è nessun “braccio di ferro” tra De Filippo e Vendola, essendo entrambi impegnati a rafforzare il leale rapporto di collaborazione che da sempre caratterizza le relazioni istituzionali tra le due Regioni del Sud, all’insegna di un autentico federalismo solidale». Però, come solidarietà non c’è male.

Rosamaria Aquino

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