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Il caso di Rosalba Pascucci:
sotto processo solo i ginecologi

Basilicata

La consulenza evidenzia il taglio all'utero, ma non è chiaro a chi o a cosa si attribuisca la responsabilità. La difesa ha presentato una denuncia contro tutto il personale medico

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MATERA - Restano imputati, per il reato di omicidio colposo in concorso, solo i due ginecologi Carlo Capodiferro e Giovanni Manolio, ritenuti dal pm, Savina Toscani, unici responsabili della morte di Rosalba Pascucci, la 32enne bernaldese vittima di uno choc emorragico dopo aver dato alla luce due gemelli la notte del 8 settembre 2010. Lo ha deciso ieri il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Matera, Roberto Scillitani, al termine della Camera di consiglio a cui hanno presenziato i legali delle parti. Un’udienza tutta orientata dalle richieste del pubblico ministero, sulla scorta della Consulenza tecnica d’ufficio redatta dai dottori Solarino e Loiudice. L’avvocato difensore di Capodiferro, Vincenzo Adamo, ha cercato di fornire ulteriori elementi al giudice, evidenziando che i dati tecnici, già a disposizione del pubblico ministero, portano a ravvisare responsabilità ben più ampie di quelle finora individuate. Dopo il parto Rosalba è stata presa in cura da un intero reparto, dall’anestesista fino all’ultimo infermiere, per cui la causa della morte potrebbe essere individuata anche in gravi negligenze successive all’operazione chirurgica del taglio cesareo. Un dato che si evince anche dalla Ctu, in cui si sposta proprio nel post partum il decorso mortale della paziente. In altri termini, nella perizia tecnica disposta dal pubblico ministero è chiaro solo che c’è stata una lacerazione dell’utero, ma non si chiarisce se sia imputabile al cerchiaggio cervicale, alla dilatazione per il parto, o all’incisione del cesareo. Dunque, si individua la causa dell’emorragia, ma sembra non essere esplicito a chi o cosa sia addebitabile il taglio. Una ragione in più per verificare la responsabilità soggettiva di chi si è occupato della puerpera nelle ore successive al parto, quando è stata ricoverata nel reparto e già accusava fortissimi dolori al basso ventre. C’è stato chi ha chiesto ai familiari se soffrisse di diabete, curando una presunta iperglicemia; chi avrebbe, forse, dovuto interpretare con il massimo zelo lo stato doloroso in cui si trovava e, soprattutto, chiedersi perchè si sia resa necessaria una copiosa trasfusione di sangue. Elementi che si sarebbero potuti chiarire con una nuova perizia, chiesta dall’avvocato Adamo, con nuovi quesiti mirati ad accertare la fase del post parto. «Continuiamo a sostenere la perizia del mio assistito nell’operazione chirurgica del parto -ha commentato Adamo- e vorremmo emergesse con altrettanta chiarezza la difficoltà di chi ha gestito il post parto, perchè o i due medici sono responsabili di tutto, oppure ci sono anche altre responsabilità». Una tesi, quella della responsabilità dell’intero reparto, sostenuta anche dalla parte lesa, che ha già presentato una precisa denuncia in tal senso, da cui scaturirà probabilmente un altro procedimento penale parallelo. «Non ci fermiamo qui -ha commentato l’avvocato Alessandro Corsaro, difensore del marito Andrea Buongiorno- nei prossimi giorni produrremo una nuova perizia a supporto della denuncia, che conferma il riscontro di più responsabilità. Andrea è soddisfatto di questo primo passo, anche se sperava nella restituzione degli atti al pm per l’allargamento delle indagini, chiesta dal legale di uno degli imputati. Il gup ha ritenuto che gli altri sanitari non hanno responsabilità penali. Attenderemo gli ulteriori riscontri alla nostra denuncia, affinchè si chiarisca l’eventuale negligenza di tutti coloro che nel 2010 hanno lasciato morire una donna di emorragia dopo il parto». L’avvocato Vincenzo Siani, difensore del ginecologo Manolio, che quella notte era di guardia, ha eccepito sulla presunta irritualità dell’autopsia e difeso l’operato del suo assistito. Il processo inizierà il 24 novembre, presso il tribunale di Pisticci, davanti al giudice Marchese.

Antonio Corrado

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