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Balvano, il racconto dell'inserviente
della casa di riposo: «Il mio capo mi ha stuprata»

Basilicata

Il gestore della casa di riposo di Balvano a processo per violenza su un’inserviente. La testimonianza in aula della vittima: «Mi ha spinta poi sono svenuta»

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POTENZA - Ha raccontato la sua storia davanti ai giudici che dovranno decidere se assolvere o condannare il suo datore di lavoro nonchè presunto violentatore, perchè Giuseppe Luongo è l'ammistratore della casa di riposo “Il sorriso” di Balvano e all’epoca anche lei prestava servizio lì come inserviente.
Quella che si è svolta ieri mattina nel Palazzo d giustizia di Potenza è stata l’udienza chiave del processo iniziato a marzo di quest'anno. Sul banco dei testimoni si è seduta la vittima Maria Giuseppa Catena, che il 3 gennaio del 2007, quando si sono svolti i fatti aveva 25 anni. Secondo la ricostruzione degli investigatori avvalorata dal gip di Potenza che ha disposto il rinvio a giudizio di Luongo, quella notte «approfittando dell’ora tarda e dell’assenza di altre persone nei locali della casa di riposo da lui gestita», la ragazza sarebbe stata “spinta” in una stanza al primo piano dello stabile, poi sul letto dove le sarebbero stati sfilati i jeans e le mutandine.
Lui l’avrebbe tenuta ferma per i polsi costringendola a subire un rapporto sessuale completo contro la sua volontà, poi sarebbe scappato e soltanto una settimana dopo quando se l’è visto di nuovo davanti lei si sarebbe deciso a denunciarlo. Maria Giuseppa Catena, incalzata dalle domande del pm Domenico Musto, dell’avvocato Donatello Cimadomo e dei giudici del collegio presieduto da Aldo Gubitosi, ieri mattina ha ripercorso tutti quegli avvenimenti. Ha spiegato che prima di quel giorno avrebbe avuto una relazione normale con il suo capo, che le dava sempre del “lei” pur facendole spesso apprezzamenti sul suo aspetto. Ha anche aggiunto particolari che aveva omesso nella denuncia e nei verbali di qualche tempo dopo con gli investigatori, come il fatto di essere svenuta durante quel rapporto sessuale, un ricordo riemerso soltanto a distanza di quattro anni, cosa che potrebbe insospettire non poco chi sarà chiamato a giudicare.
Di fatto, a parte la sua testimonianza considerata precisa e dettagliata dagli inquirenti, sono pochi gli elementi in mano alla procura della Repubblica di Potenza per sostenere il capo d’imputazione. La personalità di Luongo non desterebbe particolare preoccupazione tant’è che nel corso delle indagini non si è mai ravvisata l’esigenza di sottoporlo a una qualsiasi misura cautelare.
Nelle scorse udienze altre persone che erano presenti quella notte il 3 gennaio del 2007 hanno detto di non aver notato niente di strano, nessun rumore e nessun movimento sospetto. Poi c’è il referto dell’ospedale dove la ragazza si è fatta visitare otto giorni dopo l’accaduto e la perizia presentata dalla difesa di Luongo. Gli indizi raccolti non sarebbero univoci nel senso di attestare un rapporto sessuale violento. Il processo riprenderà a marzo per l’esame di altre testimonianze poi si passerà alla decisione.

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