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Caso Cisterna, Procura di Reggio
contro l'avocazione dell'inchiesta

Basilicata

La Procura generale di Reggio Calabria ha deciso di non avocare l’inchiesta coordinata dalla Dda reggina sul procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia Alberto Cisterna,

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Sull'inchiesta che vede indagato Alberto Cisterna (in foto), per corruzione in atti giudiziari dopo le dichiarazioni del boss pentito della 'ndrangheta Antonino Lo Giudice, la Procura di Reggio Calabria ha deciso di non avocare l’inchiesta coordinata dalla Dda reggina. L’avocazione era stata chiesta dallo stesso procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia Cisterna.
A rendere nota la decisione è stato il procuratore generale Salvatore Di Landro: «In data odierna – è scritto nella nota di Di Landro – la Procura generale presso la Corte di appello di Reggio Calabria ha depositato il provvedimento con cui, allo stato degli atti, si è determinata a non procedere ad avocazione ai sensi dell’art. 372 codice procedura penale del procedimento n. 4291/2001 RGNR, ritenendo, in esito alle informazioni fornite dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria e della Procura della Repubblica di Catanzaro, insussistenti le condizioni di incompatibilità, individuate specificatamente dal comma 1 lett. b) dell’art.372 c.p.p., di uno dei pubblici ministeri assegnatari delle indagini, essendo l’altro titolare lo stesso procuratore della Repubblica, che ha mantenuto a sè la coassegnazione del procedimento. Il provvedimento è stato emesso in esito all’esame dell’istanza-sollecitazione ad avocare presentata dal dott. Alberto Cisterna».
«In tali casi – prosegue Di Landro – in presenza delle condizioni individuate dall’art.372 c.p.p., l’avocazione è atto dovuto e prescinde dalle istanze di parte. La Procura generale è stata tenuta informata delle indagini relative. Le informazioni fornite dagli Uffici inquirenti suindicati e l'esame degli atti del relativo procedimento, unitamente alla documentazione afferente i richiami alla posizione del pubblico ministero del quale si è prospettata una incompatibilità, hanno consentito a questa Procura di ritenere insussistente una situazione di incompatibilità del pubblico ministero di primo grado co-titolare del procedimento».
«Il provvedimento, che dispone la non avocazione delle indagini – conclude Di Landro – è adottato allo stato degli atti, restando peraltro la Procura generale in attesa delle ulteriori notizie sulla definizione dei procedimenti iscritti presso la Procura di Reggio Calabria sulla cosca Lo Giudice e sulla base delle dichiarazioni di taluni indagati e collaboratori di giustizia». Nelle scorse settimane, la Corte di Cassazione aveva stabilito che la competenza dell’inchiesta rimanesse a Reggio Calabria.

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