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Cosenza: processo Lanzino, il medico
legale: «Violentata dopo il ferimento»

Basilicata

Il medico legale, su domanda della difesa, ribalta la tesi dell’accusa. Un teste: «Non ho mai visto Franco Sansone alla guida di una Fiat 131»

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«Non è escluso che Roberta Lanzino sia stata violentata dopo aver ricevuto il colpo mortale alla carotide». E' quanto ha affermato ieri pomeriggio, davanti ai giudici della Corte di Assise del tribunale di Cosenza (presieduta da Antonia Gallo), il medico legale Romanazzi, nel corso di una nuova udienza del processo per l'uccisione della studentessa di Rende, risalente al 26 luglio del 1988, quando Roberta dalla sua casa di Rende in sella al suo “Sì” si diresse verso Torremezzo percorrendo la strada della Falconara, dove purtroppo trovò la morte. Fu infatti violentata e uccisa e per questa vicenda, a seguito della clamorosa riapertura delle indagini, risultano imputati Alfredo Sansone, 73 anni, difeso dall’avvocato Armando Veneto, e i figli Franco, 47, e Remo, 46, difesi dall’avvocato Enzo Belvedere, tutti di Cerisano.
Franco è accusato di aver ucciso, insieme allo scomparso Luigi Carbone, la povera Roberta. Tutti e tre i Sansone di aver poi fatto scomparire per sempre Carbone, per timore che potesse raccontare a qualcuno la verità sulla morte della studentessa.
Ieri, sono stati ascoltati nuovi testi, tra cui il medico legale in questione, il quale appunto, su domanda dell’avvocato Belvedere, non ha escluso che la povera Roberta possa essere stata violentata dopo essere stata colpita con un oggetto appuntito alla carotide e non prima, per come invece sostenuto dalla pubblica accusa (rappresentata dal pubblico ministero Roberta Carotenuto, della Procura di Paola). Un particolare, questo, secondo la difesa non di poco conto. E’ stato sentito anche Umile Belmonte, il quale ha negato di aver visto, all’epoca dei fatti contestati, Franco Sansone alla guida di una Fiat 131. E’, quest’ultima, l’auto che, secondo alcune testimonianze, seguì Roberta lungo la vecchia strada della Falconara. Negli originari atti d’inchiesta firmati dall’allora pm di Paola, Domenico Fiordalisi (ora procuratore capo a Lanusei, in Sardegna), è invece riportato il contrario. E Belmonte ha ribadito di non aver mai detto di aver visto il principale imputato in una 131, l’auto del mistero. Il processo riprenderà lunedì prossimo 10 ottobre, con nuovi testi.

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