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Corigliano Calabro, due arresti
per estorsione e furto

Basilicata

Dal furto alle minacce e all'estorsione. In manette un bracciante agricolo e un imprenditore

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I carabinieri di Corigliano Calabro (Cs) hanno arrestato due persone, Francesco Antonio De Cicco, 57 anni, coriglianese, bracciante agricolo già noto alle forze dell’ordine e Francesco Antonio Avolio, 60, imprenditore anch’egli residente nella cittadina ionica. L'accusa è furto aggravato e tentata estorsione. L’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Rossano, Letizia Benigno, su richiesta del pm Maria Vallefuoco, chiude una prima fase delle indagini avviate nei primi giorni del mese di agosto quando l’imprenditore R. C., 49 anni, di Corigliano, aveva denunciato De Cicco per il furto d’una valvola di volumetrica, posta sotto un pozzetto, all’interno d’un suo terreno. L’imprenditore aveva raccontato ai militari del capitano Pietro Paolo Rubbo d’avere sorpreso in flagranza di reato il cinquantasettenne che però se la sarebbe svignata a bordo della sua auto, non prima d’averlo minacciato mimando con la mano una pistola al momento dell’esplosione di un colpo.
Inoltre lo stesso imprenditore aveva spiegato agli investigatori di avere subito dei danneggiamenti nel recente passato, sospettando che la causa fosse l’essersi rifiutato di pagare una presunta attività di guardiania esercitata da De Cicco.
Il 4 settembre, un mese dopo la denuncia, R.C. è stato arrestato per porto abusivo di armi e per avere esploso due colpi di pistola contro Avolio durante un litigio.
Le successive indagini permisero agli inquirenti di appurare che a volte tramite la mediazione di Avolio, il quale secondo l'accusa avrebbe anch’egli minacciato R.C. per convincerlo a pagare, De Cicco aveva tentato di costringere l’imprenditore a subire la guardiania attraverso minacce, furti e danneggiamenti. E non è finita, perchè durante l'interrogatorio di garanzia successivo al suo arresto, R.C. chiarì d’avere sparato contro Avolio proprio perchè era stato minacciato. A margine dell’arresto gli investigatori hanno chiarito che proprio il fenomeno della guardiania imposta dai clan è stato accertato a livello processuale nel processo seguito all’operazione Corinan, contro la criminalità coriglianese. Il processo è già giunto alla sentenza di appello, con la condanna dello stesso Francesco Antonio De Cicco, considerato vicino al clan Carelli, a quattro anni di reclusione. Avolio è stato rinchiuso ai domiciliari mentre De Cicco, colto da un malore al momento della notifica dell’ordinanza, è stato trasferito in ospedale per ulteriori accertamenti in attesa d’essere trasferito nel carcere di Rossano.

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