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Muscaridola resta ai domiciliari

Basilicata

Respinta l’istanza dei legali dell’ex capo dell’Agenzia delle entrate agli arresti per corruzione. Il gip non tiene conto del Riesame che ha disposto il dissequestro del suo patrimonio

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POTENZA - Secondo il giudice per le indagini preliminari, lo stesso che a luglio ha ordinato ai militari della guardia di finanza di accompagnare l’ex capo dell’ufficio accertamenti e controlli dell’Agenzia delle entrate nel carcere di rione Betlemme, il rischio che Lucia Muscaridola (in foto) commetta degli altri reati dello stesso tipo di quelli che le sono contestati è ancora alto, perciò dovrà restare agli arresti domiciliari checchè ne dica il Riesame, che non ha creduto alla prova della sua corruzione. È stata respinta ieri mattina l’istanza presentata dagli avvocati Donato Pace e Francesco Paolo Sisto. Il pm che ha coordinato le indagini, Francesco Basentini, aveva dato parere sfavorevole.
A questo punto è probabile che il processo possa iniziare già nelle prossime settimane. Così facendo i termini degli arresti domiciliari verrebbero rinnovati e prima che Lucia Muscaridola possa tornare in libertà occorrerebbero ancora molti mesi.
L’ex capo dell’ufficio accertamenti e controlli dell’Agenzia delle entrate di Basilicata è accusato di una serie di episodi di corruzione e di accesso abusivo alla banca dati riservata sui contribuenti. Secondo gli investigatori, che hanno ipotizzato l’esistenza di un vero e proprio “protocollo Muscaridola” collaudato nel tempo ed esportato verso la Puglia (dopo il trasferimento della stessa alla direzione barese dell’Agenzia dell’entrate), la dottoressa, per usare un eufemismo, ispirava amicizia, nel senso che era meglio esserle amici perchè in caso contrario minacciava di trasformarsi nel peggiori dei mastini del fisco. Le sue infallibili consulenze sarebbero state pagate a peso d’oro. Non che si parli di mazzette vere e proprie, ma regali, sconti, favori e favoretti.
Il suo sarebbe stato un atteggiamento sistematico, questa è la cosa grave e il motivo per cui l’inchiesta negli ultimi mesi si era allargata a dismisura arrivando persino negli uffici della Provincia di Matera, Acquedotto pugliese e Università di Bari.
Lei prendeva di mira qualcosa e - stando all’accusa - avviava accertamenti privati sul proprietario e la sua situazione patrimoniale. Poi spingeva il funzionario competente dell’Agenzia dell’entrate a contattare il commercialista del malcapitato intimandogli di offrire quel bene a un prezzo di favore, e lo acquistava.
Quando un imprenditore amico aveva un problema, interveniva negli accertamenti spendendo agganci con la direzione centrale, coltivati grazie alla sua fama di esperta di livello nazionale. Le pratiche si fermavano all’improvviso e lei incassava omaggi di grande valore.
Tanto valeva piegarsi e affidarsi in toto alla sua bravura, come clienti di uno studio commerciale riservato a un circolo di pochi fortunati. Se da una parte c’era un costo da sostenere per quei consigli, almeno il pericolo di un contenzioso micidiale era scampato una volta per tutte.
I soggetti finiti sotto la lente dei militari del Gico di Potenza ai comandi del tenente colonnello Roberto Maniscalco, sono decine. Titolari di boutique del centro storico del capoluogo, altri commercialisti e imprenditori nei settori più disparati, persino l’agroalimentare. Il punto è che muovendosi tra la Puglia e la Basilicata con incursioni in Campania e altrove, l’inchiesta si p divisa per questioni di competenza territoriale.
La settimana scorsa sono stati notificati a 24 persone gli avvisi di conclusione delle indagini. Tra loro noti costruttori di Potenza e Matera, e persino il presidente della Provincia dei Sassi, Franco Stella. In tutto i capi d’imputazione sono 18.

Leo Amato

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