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Reggio, la relazione sulle accuse
del pentito al magistrato Cisterna

Basilicata

Su Cisterna le carte della squadra mobile di Reggio per la conclusione delle indagini. Le verità in un’informativa

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Un’informativa datata 25 luglio 2011, della squadra mobile di Reggio Calabria mette la parola fine alla conclusione delle indagini sul numero due della Direzione nazionale antimafia, Alberto Cisterna. Dopo che la Procura generale che ha negato l’avocazione dell’inchiesta, emergono elementi di novità in quella informativa che potrebbero aggravare la posizione di Cisterna anche se al momento sul contenuto, viene mantenuto il più stretto riserbo. Ma in quel documento sarebbero state approfonditi alcuni passaggi salienti delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Antonino Lo Giudice sul magistrato antimafia.
Cisterna è indagato per corruzione in atti giudiziari dalla Procura reggina e le accuse mosse nei suoi confronti sono scaturite dalle dichiarazioni di Nino Lo Giudice, il pentito che si è autoaccusato degli attentati compiuti a Reggio nel corso dell’anno 2010, oltre che dell’intimidazione al procuratore capo Giuseppe Pignatone. Lo Giudice ha raccontato ai magistrati della Dda di un intervento compiuto da Cisterna in favore di Maurizio Lo Giudice, fratello di Antonino, in cambio di denaro. Un racconto che rientra nella ricostruzione della rete di contatti istituzionali intessuti negli anni dalla cosca e in particolare dal fratello Luciano, descritto dagli inquirenti come “il volto imprenditoriale” della ‘ndrina, con capacità ed esperienza nella gestione del patrimonio illecito della consorteria. Per la scarcerazione il boss avrebbe pagato al magistrato “una grossa somma” e a maggio scorso Cisterna, è stato iscritto nel registro degli indagati diventò un atto dovuto, al fine di procedere ai necessari accertamenti. L'informativa della squadra mobile di Reggio, diretta da Renato Cortese, dovrebbe chiarire diversi aspetti della delicata e intricata vicenda. Dal suo canto Alberto Cisterna si è detto sempre sereno respingendo con determinazione le rivelazioni del pentito.

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