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Cosenza. Padre Fedele scrive ai legali
sulle motivazioni della condanna

Basilicata

L’ex frate francescano vorrebbe sapere il perché del rinvio di due mesi nel deposito delle motivazioni della sentenza che lo ha condannato a 9 anni e 3 mesi

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Padre Fedele Bisceglia, l’ex frate francescano condannato a nove e tre mesi di reclusione con l'accusa di violenza sessuale ai danni di una suora, ha scritto una lettera aperta ai suoi avvocati, Eugenio Bisceglia e Franz Caruso, chiedendo «quali saranno le loro reazioni dopo la decisione del presidente del tribunale che ha emesso la sentenza, di rinviare di due mesi il deposito delle motivazioni dell’incredibile pronuncia che mi ha condannato».
«Non conosco le vostre reazioni – scrive l’ex frate nella lettera – nè tanto meno l’iter burocratico che volete seguire. La mia reazione è la seguente: francescana e oleata da grande amore. Questo scampolo di tempo che il Signore vorrà concedermi prima di andare in Paradiso, lo vivrò attaccato, abbarbicato alla croce di Cristo. La 'guerra’ è dura, però, come sempre, alla cattiveria risponderò con la bontà, all’odio con l’amore. Più il male e la cattiveria si abbattono sulla mia testa più risponderò con l’amore. La guerra tra il male e il bene la vincerà sempre il secondo».
«Questa mia reazione francescana alla richiesta del presidente Santese di allungare i tempi, però – scrive ancora Bisceglia – non mi dispensa da alcune riflessioni. Il 6 luglio i giudici si sono ritirati in camera di consiglio e sono ritornati in aula dopo poco più di un ora, con una sentenza incredibile ed emessa così velocemente per cui si ipotizza che conoscessero tutti i particolari del caso. Novanta giorni, a mio avviso, è un tempo abbastanza lungo per valutare le motivazioni. Se poi si vuole attardare su carte che non appartengono al caso specifico della violenza, come per esempio le intercettazioni che entrano nella sfera sacra del privato e mai, dico mai, parlano di stupro, allora il tempo potrebbe essere breve e non sufficiente per la valutazione». «Vivo a stretto contatto con i poveri – afferma ancora l’ex frate – sotto i ponti del fiume Crati. La mia non è una protesta, ma una scelta di vita vissuta in passato molte altre volte, riconfermata dal mio amore per i poveri di Cosenza e quelli affamati e bisognosi di tutto dell’Africa. Mentre i magistrati studiano le motivazioni di una sentenza strana per un innocente che non solo non ha commesso ma neanche pensato il reato di stupro, volo in Africa per aiutare i bambini affamati, realizzare dispensari medici e scavare pozzi in memoria di Piero Romeo, indimenticabile fratello ultrà, mio grande collaboratore nelle opere umanitarie realizzate sia a Cosenza (Oasi Francescana) che in Africa».

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