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Gioia Tauro crocevia della cocaina, 560kg
che avrebbero fruttato 135mln di euro

Basilicata

Gioia Tauro è diventato lo scalo dei narcotrafficanti. In manette un dipendente portuale che guidava il furgoncino con i 560 kg di cocaina

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Guidava un furgoncino e all'interno trasportava nove borsoni carichi di cocaina, e alla vista dei lampeggianti delle Fiamme Gialle ha capito che per lui si stavano aprendo le porte del carcere. Nel furgone 560 kg di cocaina purissima.
La droga, giunta a Gioia a bordo di una nave portacontainer, è stata prelevata da Vincenzo Trimarchi (in foto), 42enne dipendente del porto originario di Cittanova e residente a Rizziconi, e trasbordata su un furgone. Successivamente, uscito dagli spazi doganali, dopo aver notato la presenza dei militari della Guardia di Finanza, appostati in attesa del suo passaggio, Trimarchi ha tentato invano la fuga, cercando di trovare rifugio nell'area portuale. La droga, custodita in 9 borsoni, all'interno dei quali sono stati rinvenuti 464 panetti di cocaina, che avrebbero fruttato circa 135 milioni di euro.
I particolari dell'operazione sono stati illustrati ieri mattina al Comando provinciale della Guardia di Finanza alla presenza dei procuratori di Reggio, Giuseppe Pignatone, accompagnato dal procuratore aggiunto Michele Prestipino, e dal procuratore di Palmi, Giuseppe Creazzo, al tavolo insieme a un funzionario dell'Agenzia delle Dogane e ai vertici delle Fiamme Gialle: il comandante provinciale colonnello Cosimo Di Gesù, il comandante del Nucleo di Polizia Tributaria, tenente colonnello Claudio Petrozziello, e del Gico, tenente colonnello Gerardo Mastrodomenico.
Prestipino ha svelato la metodologia che ha permesso di pervenire al sequestro. Gli investigatori hanno messo a punto, sulla scorta dell'esperienza maturata nel 2011 (in sei mesi 8 operazione per 992 kg di cocaina sequestrata), un nuovo metodo di lavoro.
"Vi sono delle ricorrenze - ha spiegato Prestipino - ci sono sequestri ripetuti di eguale quantitativo e sequestri un po' superiori, un dato da cui siamo partiti per sviluppare l'analisi su come quando e chi effettuava le spedizioni". “Questa analisi ci ha consentito di capire e svelare il trucco, cioè arriva prima il quantitativo minore, che viene sequestrato, e immediatamente parte il quantitativo più consistente".
"Abbiamo studiato ricorrenze precedenti, e ieri quando abbiamo sequestrato i primi 35 kg (su un container a bordo di una nave che proveniva da Panama con transito in Ecuador) abbiamo cinturato il porto, effettuando un controllo serratissimo sulle uscite, così per la prima volta abbiamo preso la cocaina e un responsabile”.
Le fasi della cattura sono state illustrate dal tenente colonnello Mastrodomenico. "Ieri pomeriggio abbiamo individuato sulla motonave Bellavia, in un contenitore di caffè, il primo quantitativo pari a 35 kg; lì è scattata la decisione di predisporre un'attività di osservazione e pedinamento sul territorio, così abbiamo individuato l'anello di congiunzione”. Ossia Vincenzo Trimarchi, capoturno della Mct (ma la società è del tutto estranea), con potere decisionale sui turni degli operai.
Lo scalo portuale dunque è diventato un punto di riferimento determinante per i broker della cocaina che, sulle rotte sudamericane, movimentano tonnellate di polvere bianca. In dieci mesi, solo i militari della Guardia di finanza sono riusciti a mettere le mani e porre sotto sequestro quasi una tonnellata di cocaina. La droga del “ceto medio” era divisa in 852 panetti. Cocaina purissima per un valore di mercato di circa 240 milioni di euro.

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