Salta al contenuto principale

Catanzaro: "Poseidone", slitta l'inizio
del processo per un difetto di notifica

Basilicata

Nel processo sono imputate 23 persone tra le quali l’ex presidente della Regione Calabria, Giuseppe Chiaravalloti

Tempo di lettura: 
3 minuti 8 secondi

Un difetto di notifica e il processo Poseidone è stato rinviato al 19 novembre prossimo. Non è iniziato oggi, come previsto, il processo per i 23 imputati coinvolti nell’inchiesta «Poseidone», su presunti illeciti che sarebbero stati commessi nel settore della depurazione in Calabria. Difetti di notifiche hanno infatti obbligato i giudici del tribunale collegiale di Catanzaro (presidente Antonio Battaglia, a latere Adriana Pezzo e Giovanna Mastroianni) a rinviare il tutto a giorno 19 novembre.
I 23 imputati sono stati rinviati a giudizio lo scorso 3 giugno, quando il giudice dell’udienza preliminare ha pronunciato anche 11 proscioglimenti, nonchè una condanna ed un’assoluzione nei confronti degli unici due indagati che hanno scelto il rito abbreviato. Tra le persone mandate sul banco degli imputati c'è Giuseppe Chiaravalloti (in foto), ex presidente della Giunta regionale calabrese, nonchè legale rappresentante pro tempore del Commissariato straordinario per l’emergenza ambientale; Domenico Antonio Basile, ex assessore all’Ambiente della Regione Calabria; Giovambattista Papello, ex responsabile unico del procedimento presso l’ufficio del commissario.
Tra gli imputati ancora, funzionari pubblici ed imprenditori: Pietro Salvatore Abiuso, in qualità di responsabile unico del procedimento relativo ai lavori di realizzazione del depuratore di Isola Capo Rizzuto (Kr); Romano Agostini, Antonio Caliò, Salvatore Russetti, Giuseppe Mazzitello, componenti della commissione giudicante per l’affidamento dell’appalto per la costruzione del nuovo impianto di depurazione di Catanzaro Lido e di vari collettori fognari nonchè, Mazzitello, dirigente generale del Dipartimento ambiente della Regione Calabria; Vincenzo Arcuri, direttore dei lavori relativi all’adeguamento dell’impianto di depurazione di S: Maria del Cedro; Bruno Barbera, commissario dell’Arpacal; Francesco Casamento, imprenditore; Luigi Cimino, legale rappresentante della Ati Impec srl – Cofain srl; Claudio Decembrini, responsabile unico del procedimento presso l’Ufficio del commissario per l'emergenza ambientale; Serafino Gallo, responsabile unico del procedimento, Antonio Esposito, e Asnora Porcaro, componenti dell’ufficio di direzione lavori di potenziamento dell’impianto di depurazione di Scalea, nonchè Luigi Cesare Maria Milillo, collaudatore, e Gaetano Manganaro, legale rappresentante dell’Ati Epuroxy, aggiudicataria dei medesimi lavori; Demetrio Melissari, responsabile del Dipartimento provinciale Arpacal di Vibo Valentia; Francesco Nicolace, responsabile del servizio territoriale di ispezione, vigilanza e controllo presso l'Arpacal di Catanzaro; Luciano Pelle, dirigente di servizio del Dipartimento Ambiente settore 2 dell’assessorato regionale all’Ambiente; Vincenzo Restuccia, imprenditore; Salvatore Fidotti, incaricato della ditta Impec srl.
Le accuse vanno dall’associazione per delinquere alla concussione, alla falsità ideologica del pubblico ufficiale in atti pubblici, omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale, favoreggiamento personale, truffa, tentata turbata libertà degli incanti, abuso d’ufficio.
L’inchiesta «Poseidone» fu avviata nel 2005 dall’allora sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Luigi de Magistris. Nel 2007, dopo che la delega all’indagine fu revocata a de Magistris con quello che ha dato il via alle ben note vicende conclusesi con denunce e controdenunce all’autorità giudiziaria di Salerno, il caso passò al collega Salvatore Curcio, fino ad arrivare, nel 2009 nelle mani del procuratore aggiunto di Catanzaro, Giuseppe Borrelli, che in 5 mesi la portò a compimento con un avviso di conclusione delle indagini emesso a settembre 2009. Di gennaio 2010, infine, la richiesta di rinvio a giudizio e poi l’inizio dell’udienza preliminare, nel corso della quale due posizioni sono state stralciate per difetti di notifiche. Molte di più – circa cento – erano le persone complessivamente indagate nell’inchiesta «Poseidone», condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Catanzaro.
La maggior parte di loro sono uscite di scena dal momento che le ipotesi d’accusa che gli venivano contestate erano oramai prescritte. Inoltre, alcuni nomi eccellenti che nel corso degli anni sono stati coinvolti nell’inchiesta sono stati oggetto di stralci con l’invio dei relativi atti ad altre Procure, o di parziali archiviazioni o di richieste di archiviazione ancora in attesa di pronuncia da parte del gip, o sono oggetto di attività di indagine ancora in corso.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?