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La Total darà lavoro ai lucani
come chiesto da De Filippo?

Basilicata

Cade nel vuoto la presa di posizione del governatore. Deluse le aspettative delle imprese

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E' UN silenzio eloquente quello che la Total ha scelto di far seguire all'audace presa di posizione del governatore De Filippo ha avanzato nei giorni scorsi: maggiore ristori per il territorio dalle attività di estrazioni, primo fra tutti più lavoro. Il messaggio è rivolto alla francese del petrolio per il progetto Tempa Rossa. Ma l'ufficio stampa di quest'ultima, contattato telefonicamente dalla redazione del Quotidiano, fa sapere: «Preferiamo non commentare». Un brutto segnale, che frena l'iniziale entusiasmo generale che aveva accompagnato la richiesta del presidente della Regione, espressa a seguito dell'incontro con l'associazione nazionale costruttori edili di Basilicata e messa nero su bianco e inviata a Total. La compagnia tace, lasciando l'amaro in bocca alle imprese del territorio. Parlano, invece, il presidente del comitato Csail, Filippo Massaro. Il quale dà merito alla «linea dura» adottata dal governatore lucano. Ma che ricorda pure: «Su Tempa Rossa siamo da tempo impegnati nell’azione di vigilanza sullo stato dei lavori, le gare di appalto che continuano a riservare solo “briciole” alle imprese locali, sull'assunzione di manodopera, del tutto insufficiente a far fronte alla crescente disoccupazione nell'area Sauro ed in particolare sul rispetto di ogni normativa di legge. «Per quanto riguarda le garanzie di impatto ambientale-territoriale e sulla salute dei cittadini - continua Massaro - proprio perché stiamo pagando caro sulla nostra pelle gli effetti dell'attività del Cento Oli Eni di Viggiano, rivendichiamo le stesse garanzie e tutele per i cittadini del Tarantino». Proprio il progetto Tempa Rossa prevede la realizzazione di opere e impianti per lo stoccaggio del greggio proveniente dalla Basilicata nella città pugliese dove in questi giorni si sta manifestando davanti alle raffinerie dell’Eni per il pesante inquinamento già provocato.
Per questo insieme alle iniziative di mobilitazione e di protesta come quella della scorsa settimana a Taranto riteniamo necessario definire una “piattaforma comune” che affronti anche il “nodo” di chi deve essere il controllore dell'Eni e della Total». Ma quella di Massaro è anche una denuncia: «Noi del Csail continuiamo a non fidarci dei primi passi che sta muovendo l'Osservatorio ambientale di Marsiconuovo ed abbiamo denunciato “strani interessi” di associazioni costituite da professionisti della politica e di attività petrolifere a condizionare l'operato del Comitato scientifico dell'Osservatorio. Dopo le note vicende che riguardano le omissioni e le responsabilità dell'Arpab per Fenice - continua la nota del Csail - diffidiamo anche dell'Arpab e per questo si impone la necessità di individuare un organismo scientifico in grado di sostenere le nostre richieste e di tutelare le nostre esigenze. Una proposta: lavoriamo per una Conferenza alternativa alla Copam promossa dalla Regione lo scorso anno che si è risolta in una inutile passerella di politici ed esperti solo allo scopo di “rassicurarci”. E sfidiamo De Filippo che, dopo aver consentito per anni la “rapina”, si fa “paladino” della difesa degli interessi economici della regione: non basta stoppare nuovi pozzi, istituisca rapidamente quel Tavolo della trasparenza che ha annunciato per fare luce su Fenice che sia allargato anche sul Centro Oli Eni di Viggiano e su Tempa Rossa con la presenza di rappresentanti di associazioni e comitati popolari perché altrimenti la trasparenza sarebbe rinchiusa negli uffici del suo Palazzo già depositari “vergognosamente” di troppi scheletri negli armadi».

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