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Le soffiate di Sigillito

Basilicata

Per il gip l'ex direttore dell'Arpab rivelava notizie sull’indagine per disastro ambientale a un amico imprenditore con amicizie bipartisan. Tra i suoi soci il figlio del pm di Melfi Renato Arminio e

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POTENZA - È un amico l’ex direttore dell’Arpab, Vincenzo Sigillito. È un amico e un socio di Enzo Arminio, figlio di Renato, il pm che aveva aperto un fascicolo sull’inquinamento di Fenice dopo l’ordinanza del sindaco di Melfi che vietava di utilizzare l’acqua delle fonti a valle dell’impianto. È lui stesso un imprenditore che lavora tutti i giorni con Fenice, dove i mezzi del “Consorzio Seari” conferiscono i rifiuti di Lavello, Venosa, Rionero e Atella, più la parte di rifiuto speciale della città di Federico. All’epoca dei fatti con la “Ecology services” si occupava anche dello smaltimento delle ceneri prodotte dai due forni del termovalorizzatore. E proprio nella “Ecology services” è socio di Enzo Arminio. Ed è proprio a lui, Donato Moscariello, che Vincenzo Sigillito avrebbe rivelato le notizie che per tutti quanti erano ancora coperte da segreto.
«Un episodio emblematico e sintomatico di una costante, insidiosa e allarmante attività di inquinamento probatorio», secondo il gip Tiziana Petrocelli. Ma se non si cerca di ricomporre una trama di rapporti economici, politici o soltanto di amicizia il quadro rischia di sfuggire. Cosa ci faceva Donato Moscariello nell’ufficio di Sigillito? Cosa ci faceva alle otto e mezza di sera il giorno in cui diventa pubblica la notizia che il comandante della polizia provinciale di Rionero ha chiesto al pm Renato Arminio il sequesto dei forni di Fenice? Secondo gli inquirenti aveva interessi economici nella vicenda. Ma a condurre il gioco è ancora una volta l’ex direttore.
Sigillito avrebbe mostrato a Moscariello un documento che potrebbe essere la risposta preparata fino a pochi minuti prima con i suoi collaboratori ad alcuni quesiti inoltrati all’Arpab dalla procura della Repubblica di Melfi o dal comando della polizia provinciale. Potrebbe anche essere una comunicazione da inviare al Comune di Melfi in vista della conferenza di servizi che si sarebbe tenuta di lì a una settimana, il 7 ottobre: un tentativo di concordare domande e risposte neutralizzando un dibattito che si sarebbe potuto rivelare pieno di insidie, considerata l’esistenza di quei dati che non dovevano uscire dalla cassaforte dell’Agenzia. Gli inquirenti propendono per la prima, ma non si spingono oltre un «si presume che». Quanto hanno registrato le microspie è molto frammentario. L’identità di Moscariello sarebbe stata accertata «dalla voce», quindi è probabile che agli atti dell’inchiesta ci siano anche altre conversazioni di poco interesse, indici tutt’al più di una sicura frequentazione tra l’imprenditore e Sigillito.
L’oggetto è l’inquinamento della Fenice e si capisce dalle prime battute.
«Oggi c’è la cosa di Ricciardella, che stu cretino...» Ricciardella è Pasquale Ricciardella il tenente della polizia provinciale che aveva chiesto il sequestro dei forni di Fenice. «No, no, no, ma mi riferisco sul giornale che sequestra Arminio». Gli risponde Moscariello. Sigillito sembra indicargli qualcosa: «Lui ha scritto questa cosa». L’ex dg è sicuro del fatto suo, e sembra lamentarsi di uno sgarbo istituzionale: «Ma poi mi propone una cosa senza un minimo di grazia, senza... che deve andare sul giornale pure lui hai capito? Purtroppo la vita questa è». In effetti non si capisce se a questo punto parlino di Arminio o di Ricciardella. Poi va avanti Sigillito. «Cioè, ad oggi i valori sono ancora eccedenti. Però oggi come si fa a dire...» «Siamo pronti per una conferenza di servizio». Lo anticipa Moscariello. «È chiaro - prosegue Sigillito - ma dev’essere il sindaco ad oggi (...) però la cosa è che solo dopo la... si potrà capire...» «Quello che c’è da fare». I due concordano perfettamente sulla strategia. «È inutile che mo vai a fa’ (...) ecco perchè vado a... Io domani mattina faccio partire la comunicazione per il Comune di Melfi. Questo devi andare a vedè poi mi ha spiegà». L’ultima frase è evidenziata dagli inquirenti e tradotta in italiano: «Questo devi andare a vedere e poi mi devi spiegare». «In qualunque caso... cioè, se io voglio dare in testa a qualcuno e... praticamente, la cosa che avrebbe dovuto fare l’Arpab dal 2002 fino a quando sono arrivato io e pure oggi è una serie di... queste cose che se io te le dico (...) certe vere ti dic: no. Ci so’ solo carte inguacchiate male, firmat’... nè protocollate nè firmate».
Sigillito «informa» Moscariello di una situazione che va avanti dal 2002. Non c’è un’altra possibilità: o parlano dei dati sull’inquinamento della falda, o ce l’hanno con l’organizzazione del lavoro all’interno dell’Agenzia. Ma la seconda è alquanto improbabile.
«Però minimo se la guarda bene? Valuta poi... o mi chiama lui, vado là e ne parliamo di persona». Qui si parla di un terzo che sia Sigillito che Moscariello hanno ben presente ma di cui non fanno il nome. L’imprenditore avrebbe dovuto fare da intermediario, tanto quello che c’era da sapere lo sapeva già («Con i quesiti già sai quali sono le...» «Hai capi’?»)
Resta il mistero di chi sia questa terza persona. Il Comune di Melfi? Fenice, con cui Moscariello intratteneva continui rapporti di lavoro? Qualcuno dei suoi soci? A guardare le visure camerali delle sue società non c’è solo il figlio del procuratore Arminio a destare curiosità. Pierpaolo Fabbri è un ricco e fortunato architetto di Melfi, che di recente ha seguito la ristrutturazione della piazza del duomo, un progetto che gli è stato affidato senza gara dalla vecchia amministrazione di centrodestra benchè lui si professi militante del Pd. In passato come tanti altri ex democristiani è transitato per il Partito popolare e oggi fa parte della cosiddetta mozione Franceschini, la stessa che alle scorse primarie per l’elezione del segretario regionale ha sostenuto Erminio Restaino. Anche per l’attuale assessore alle attività produttive è passato dalla Dc ai Popolari, di cui è stato segretario provinciale e regionale, prima di approdare al Pd. E come Moscariello ha un posto nell’inchiesta sullo scandalo Fenice in quanto referente politico di Sigillito. L’architetto Fabbri è il socio principale di Moscariello nel Consorzio Seari, che gestisce la raccolta dei rifiuti da Atella, Rionero, Lavello, Venosa, e in parte anche Melfi, che alimentano i forni del termovalorizzatore di San Nicola. Ma Donato Moscariello ha anche molte conoscenze dall’altra parte dello schieramento politico. Con Lorenzo Pagliuca, presidente dei giovani di Confindustria e fratello di Nicola, consigliere regionale del Pdl, è tra gli animatori della fondazione “Insieme per...”, che da qualche anno promuove il Grande spettacolo dell’acqua di Monteverde, il paesino natale proprio di Moscariello.
Chi sia l’uomo misterioso a cui serviva portare l’ambasciata di Sigillito non si sa. Ma nel giro di qualche giorno nè la conferenza di servizi nè il provvedimento del pm Arminio avrebbero restituito ai cittadini le risposte che andavano cercando.
leo amato
l.amato@luedi.it

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