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Verbicaro, protesta dei disoccupati
sul campanile della chiesa

Basilicata

Esasperati dalla mancanza di lavoro e prospettive, un gruppo di disoccupati sono saliti sul campanile della chiesa di San Giuseppe

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Quattro disoccupati di Verbicaro, in provincia di Cosenza, sono saliti sul cornicione del campanile della chiesa di San Giuseppe, nel paese, per chiedere alla Regione Calabria l’attuazione di alcuni progetti per l'occupazione e minacciano, in mancanza di risposte immediate, di buttarsi giù da un’altezza di diversi metri. I quattro fanno parte di un gruppo, circa settanta disoccupati del comune del cosentino che stamani hanno occupato la piazza principale del paese e la chiesa di San Giuseppe.
"Non ci muoveremo di qui – hanno sostenuto i disoccupati – se non otterremo risposte alle nostre richieste. In particolare ci rivolgiamo alla vicepresidente della Regione Calabria, Antonella Stasi sull'esito dei progetti per l’occupazione che avevamo presentato mesi addietro in occasione di un’analoga protesta". Tutta l’area della piazza è stata transennata e sul posto sono presenti carabinieri, polizia e vigili del fuoco.
Intanto, il presidente della comunità montana di Verbicaro, Riccardo Benvenuto, ed il consigliere di Orsomarso, Antonio Pappaterra, hanno espresso la loro solidarietà ai disoccupati di Verbicaro che in queste ore stanno protestando sul campanile della chiesa per un posto di lavoro. «La legittima richiesta dei disoccupati – hanno fatto presente i due esponenti politici – non deve passare inosservata agli occhi delle istituzioni regionali. È forte la voce che si leva da questo territorio così fortemente martoriato dalla mancanza di lavoro.
Il gesto estremo di queste persone, giovani, padri di famiglia, lascia aperti numerosi interrogativi sulla realtà che vive chi è senza lavoro o chi ne è alla ricerca. Già nei mesi scorsi ci eravamo fatti portavoce delle istanze della gente chiedendo tavoli istituzionali che affrontassero le difficoltà legate al lavoro e al futuro del territorio. Ma nessuna risposta è arrivata. E' arrivato il momento che ogni istituzione faccia la propria parte sostenendo le potenzialità del territorio attraverso le quali si potranno ipotizzare possibili sbocchi occupazionali».

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