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Caso Fortugno, fatta luce su un'intercettazione
nel mirino l'assessore Berna

Basilicata

Nel mirino dei Libri non c'era il politico regionale ucciso. Dovevano sparare all’assessore reggino Berna per vendetta per un favore non ricambiato al consigliere Martorano

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L’obiettivo del clan Libri di Reggio Calabria era l’imprenditore Demetrio Berna (in foto), che nel 2005 ricopriva la carica di consigliere comunale e attualmente è assessore al bilancio nella giunta Arena. Pertanto l'ulteriore approfondimento fatto dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria, così come anticipato dal Quotidiano il 17 ottobre, esclude che il riferimento contenuto nella conversazione del 13 ottobre 2005 intercettata ambientale a Prato nell’abitazione del boss Domenico Libri, tra questi e Antonino Sincropi (attualmente in cella) e Salvatore Tuscano (deceduto) è relativo al delitto che è avvenuto tre giorni dopo, il 16 ottobre 2005, a Locri, del vicepresidente del Consiglio regionale Francesco Fortugno.
Nei mesi scorsi il presidente della commissione parlamentare antimafia Beppe Pisanu, aveva chiesto alla Procura di Reggio Calabria di avere un rapporto dettagliato su quella informativa ed una perizia sull'intercettazione. Per l’omicidio Fortugno sono stati condannati all’ergastolo, in appello, Alessandro e Giuseppe Marcianò, padre e figlio, Salvatore Ritorto e Domenico Audino, ritenuti mandanti ed esecutori del delitto. In tal senso la Procura ha inviato una comunicazione alla Commissione Parlamentare Antimafia e l’esito dell’attività delegata sulla intercettazione. La Dda, con la nuova perizia, ha adesso chiarito ogni dubbio sul contenuto dell’intercettazione inserita in un’informativa del dicembre 2005 della squadra mobile ma non presa in considerazione dai pm della Dda che indagarono per primi sull'assassinio di Fortugno perchè ritenuta non significativa ai fini dell’indagine. L’intercettazione rivisitata dalla polizia rientra tra le registrazioni che riguardano i summit di ‘ndrangheta, la riscossione e la spartizione di tangenti. L’azione di fuoco da parte degli uomini dei Libri doveva avvenire a piazza Castello il 17 ottobre del 2005. L’obiettivo era Demetrio Berna, colpevole, secondo la cosca, di essersi completamente dimenticato di un favore che gli era stato fatto dall’allora presidente del consorzio di bonifica integrale di Reggio, Santo Alfonso Martorano, ex consigliere comunale, e fratello dell’attuale assessore comunale Giuseppe Martorano. Una dimenticanza che doveva essere vendicata e che il clan voleva punire con clamore.
Il giorno successivo all’azione di fuoco, il 18 ottobre, a Mico Libri dovevano essere spediti a Prato i giornali calabresi che riportavano il fatto. Si parla di un’azione di fuoco eclatante, ma non viene mai utilizzata la parola uccidere. Ma dalla conversazione si evince chiaramente che Berna doveva essere sparato. Nella conversazione si fa riferimento anche a “compare Fortugno”. Secondo gli investigatori si tratta di un cognome estremamente diffuso nella città di Reggio ed inoltre si presume, visto il tenore della conversazione tra i tre personaggi, che si tratti di un imprenditore, di un commerciante o qualcuno che graviti nell’ambiente della forestazione. Pertanto per la squadra mobile esclude un collegamento con il delitto di Francesco Fortugno.

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