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Nello Rega indagato per simulazione di reato

Basilicata

I pm Musto e Piccininni indagano sul colpo di pistola contro l’auto del giornalista che denunciò. Rega indagato «Da vittima a carnefice. Ma dimostrerò la mia estraneità ai fatti»

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POTENZA - AVEVA denunciato numerose minacce, aveva accusato le istituzioni regionali di averlo lasciato solo, e le forze dell’ordine che a lungo non gli avevano riconosciuto una scorta. «Ero una vittima, sono diventato un carnefice». Proprio così. Il giornalista lucano di Televideo Rai, Nello Rega, autore del libro “Diversi e divisi”, sulla convivenza fra islamici e cristiani, che - secondo quanto da lui sostenuto - sarebbe stato al centro di numerosi attentati da attribuire ai fondamentalisti islamici, proprio dopo la pubblicazione del suo volume, si trova al centro delle indagini della Procura di Potenza. I sostituti procuratori Domenico Musto e Anna Gloria Piccininni ritengono che l’autore abbia simulato uno degli attentati da lui denunciato, e forse anche altri. In particolare, i Pm di Potenza, indagano sull’attentato denunciato da Rega che sarebbe accaduto nella notte del 7 gennaio scorso. Il giornalista raccontò che quella notte, sulla Basentana, di ritorno verso il capoluogo lucano, la sua auto era stata raggiunta da un colpo di pistola. Secondo il racconto che ne aveva fatto Rega, una macchina con almeno due persone a bordo avrebbe affiancato la sua vettura. Primo lo speronamento, poi lo sparo. Evitato grazie a un’accelerata che lo scrittore sarebbe riuscito a fare, alla vista della pistola. Il proiettile, che non è stato mai ritrovato, avrebbe attraversato l’abitacolo da un lato all’altro, infrangendo i vetri posteriori. Ma Rega non si fermò, riuscì ad arrivare a Potenza, dove fece denuncia per il nuovo attentato. E mentre lui commentava «l’ennesima sottovalutazione del pericolo di vita che sto correndo», i pm aprivano un’indagine in cui è lui al centro dei sospetti. Qualcosa della versione fornita dei fatti di quella notte, non devono aver convinto gli investigatori. L’auto è ancora sotto sequestro. A condurre le indagini i Ris di Roma e il reparto operativo dei Carabinieri di Potenza. Ma quello del 7 gennaio scorso è solo una delle tante minacce denunciate dallo scrittore. Tutto iniziava proprio con la pubblicazione del libro “Diversi e divisi”. Il 24 settembre 2009, tre giorni prima della presentazione del volume a Potenza, il giornalista riferì di aver ricevuto una busta con tre proiettili. Il 27 novembre successivo, Rega disse di aver trovato la testa mozzata di un agnello nella sua automobile. Il giornalista ha riferito di aver ricevuto numerose lettere minatorie, anche con proiettili, disegni e polvere da sparo, sia a Potenza sia nella sua abitazione di Roma. L’ultima risale solo a qualche giorno fa. Ed è probabile che i pm di Potenza vorranno vederci chiaro anche su questi altri episodi. Da due anni il giornalista è al centro della cronaca proprio per queste continue minacce denunciate. Finì sui giornali anche la baruffa di cui fu protagonista qualche mese fa in una scuola di Acireale, dove Rega si era recato per presentare il suo volume. Ma il preside del liceo lo accusò - disse Rega - di voler far soldi con il libro. Il preside replicava dicendo che a provocare tensione era stata la richiesta di rinforzi delle forze dell'ordine «Fatti - aveva detto il dirigente della scuola - che parlano da soli dell'aria di sufficienza e di provocazione del giornalista». Molto tempo, prima, invece, lo scrittore era stato contestato a Banzi. Qualcuno, addirittura, lo aveva paragonato a Fabrizio Corona. Era stato lui stesso a raccontare questo episodio e dirsi amareggiato e incredulo per l’ostilità della sua terra. «Se dovesse succedermi qualcosa, ognuno risponderà con la propria coscienza. Quello che mi sta accadendo è scandaloso». Ma evidentemente alla sua versione non hanno creduto neanche i pm Musto e Piccininni che lo ascolteranno in Procura il prossimo 3 novembre. Il giornalista sarà difeso dall’avvocato Loredana Gemelli. E nel frattempo commenta così l’avviso di garanzia: «Incredibile, senza parole. Ho appreso di essere indagato. Dopo dieci mesi durante i quali ho chiesto, invano, di essere ascoltato, di fornire dettagli su quanto mi è successo, di rientrare in possesso della mia autovettura – ha aggiunto – scopro che per i pm sono un criminale, qualcuno che ha inventato tutto. Ma quali indagini sono state fatte? Perchè non sono stato riascoltato, pur avendolo chiesto? Perchè c'è una sorta di accanimento contro di me? Dimostrerò la mia estraneità ai fatti contestati perchè credo nel valore della giustizia. Anche per il Tribunale di Potenza, lo stesso che ha portato avanti le indagini sul caso di Elisa Claps. E la cronaca – ha concluso il giornalista – ci ha raccontato di quali indagini non si è stati mai capaci». mar.lab. m.labanca@luedi.it L’autore di “Diversi e divisi” aveva accusato i fondamentalisti islamicidi averlo minacciato,le istituzioni di averlolasciato solo e a lungosenza scorta,il territoriodi essere ostile nei suoi confronti

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