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La monnezza e gli equilibri Pd lucano

Basilicata

I veleni di Pallareta e le ombre sul ciclo dei rifiuti in Basilicata. L’ambiente ridotto a una questione interna al partito. Non solo il congresso per l’elezione del nuovo segretario: cercavano di con

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POTENZA - «Ovviamente se Lambiase dice questo, é il ragionamento che faccio io, vuol dire che dietro c’é sia Santochirico che Lacorazza». Non si sfugge alla logica di Vincenzo Sigillito. La sa lunga l’ex direttore dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente. Non c’è disastro, non c’è veleno per quanto pestifero che tenga. Se ognuno sa stare al suo posto non succede mai niente, e non c’è bisogno di guardare tanto lontano. Quando il capo dell’Ufficio compatibilità ambientale ha avuto i dati sull’inquinamento di Fenice, a marzo del 2009, se n’è rimasto buono buono, e sei mesi dopo Salvatore Lambiase “rompe” sul progetto di ampliamento della discarica comunale di Pallareta per il rischio di un’infiltrazione di percolato nella falda che scende al Basento. Vuoi mettere con il mercurio di San Nicola? Sigillito lo sa. Quindi è chiaro che Lambiase è mosso da qualcuno, tipo l’assessore all’ambiente della Regione e il presidente della Provincia Piero Lacorazza, che guarda caso fanno riferimento alla stessa area dell’onnicomprensivo partito-regione.
Così un problema ambientale diventa una questione politica tutta interna al Pd. Santochirico e Lacorazza vogliono sabotare il congresso per l’elezione del segretario regionale. O viceversa? Se c’è un problema perchè non deve essere affrontato? Perchè dev’essere tutto risolto con un «ragionamento» (parola di Sigillito)? Perchè un’informazione sensibile deve restare sempre riservata, anche quando c’è a rischio la salute pubblica, senza che emerga nelle sedi più opportune? Forse c’è un sistema che si tiene su queste cose non dette e su questi negoziati segreti? O c’è davvero qualcuno tra gli amici del Pd che ha deciso di «far perdere le elezioni regionali» al centro sinistra?
Quando esplode la questione Pallareta è il momento in cui l’inchiesta dei carabinieri decolla. I telefoni dell’ex direttore dell’Arpab e del sindaco sono già sotto controllo e si fanno incandescenti. Vito Santarsiero si raccomanda con Sigillito, e lui chiama a rapporto il solito geologo rompiscatole, lo stesso che aveva fatto fuori dai controlli su Fenice salvo riprenderlo cercando di ammorbidirlo perchè purtroppo è dannatamente bravo. «Tu devi capire che ‘sto problema grosso che è scoppiato per conto degli altri rischia di ritorcersi contro di noi, e alla fine dice: “E’ tutto positivo. Danno tutti pareri positivo. Solo l’Arpab è contraria”. E cominceranno a rompere i coglioni hai capito, strumentalizzeranno la posizione politica... eeh tecnica... La faranno diventare una cosa politica». Il lapsus del direttore sembra tradire che la distinzione tra una posizione politica e un’altra tecnica in fondo non c’è. Ma a parte questo il messaggio arriva forte e chiaro all’orecchio di Giampietro Summa che sta facendo il callo a questo genere di cose: «Massima disponibilità». Salvo quello che sarebbe emerso qualche giorno dopo quando i tecnici del Comune avrebbero trasmesso i documenti che servivano per completare lo studio del progetto. E’ a questo punto che Summa si fa sotto al suo ex direttore per «aggiornarlo» sulla situazione. «C’è stata quella riunione... chiaramente dove noi abbiamo dato la disponibilità eccetera... Però solo ufficialmente ieri sono arrivate le carte su quello che è stato fatto sui piezometri (pozzetti per l’analisi dei liquidi di profondità nel corpo della discarica,ndr) (...) Da un esame di questa... veloce di queste carte comunque attento nel senso... per capire i problemi, cioè lì risulta che almeno un piezometro lo hanno chiuso loro. Quindi non c’è acqua, perchè hanno materialmente cementato. Però dai rapporti cantieri, la falda era presente in tutti. Quindi mò, al di la della questione del verbale che si è aperta, diciamo con i sopralluoghi, agli atti c’è anche questo ulteriore passaggio, quindi... no, è solo per informarla, cioè noi non abbiamo fatto niente, non abbiamo ancora assolutamente fatto menzione della cosa con nessuno...».
Sulla base di quelle stesse carte di lì a meno di un mese Lambiase prescrive una serie di condizioni che il Comune di Potenza avrebbe dovuto rispettare e Santochirico in caso contrario minaccia il commissariamento. Santarsiero reagisce e chiama Sigillito. Assieme all’assessore Erminio Restaino evocano una manovra, quasi un complotto, e il sindaco minaccia di denunciare tutte le ombre che si addensano sulla gestione del ciclo dei rifiuti in regione, compresi alcuni interessi poco chiari tra amministratori e gestori privati dei vari impianti di smaltimento rifiuti. Sigillito pensa addirittura che a sinistra del centrosinistra qualcuno voglia perdere le prossime elezioni regionali. Il governatore Vito De Filippo prova una mediazione e cerca di combinare un incontro tra Santarsiero e Santochirico, che dice di aver «redarguito» personalmente. E il percolato? E quegli strani movimenti attorno all'impianto di Pallareta che hanno fatto partire la denuncia di una signora residente poco più a valle preoccupata per la sua salute? A distanza di due anni ancora non se ne sa nulla e la pratica per quell’ampliamento giace negli uffici di via Anzio. I carabinieri hanno annotato tutto, ma per ora soltanto il sindaco di Potenza risulta indagato per un’ipotesi di abuso d’ufficio. A questo punto: «La vicenda sta allargando a macchia d’olio, coinvolgendo personaggi in vista della politica lucana, i quali hanno tutti un solo intento, ovvero quello di sfruttare la questione per incidere sugli equilibri di potere all’interno del partito, anche alla luce delle primarie del Pd e delle prossime elezioni regionali». Del percolato, come del mercurio di Fenice, non interessa davvero a nessuno.

Leo Amato

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