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Reggio, caso Fallara. Sotto sequestro
casa e conti di Labate

Basilicata

L’architetto incassò dal Comune parcelle per lavori risultati mai eseguiti ed è acusato di truffa e peculato con la dirigente scomparsa. Chiusa una parte dell’inchiesta

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Un avviso di conclusione indagini e sigilli alla casa e ai conti correnti per l'architetto Bruno Labate. Ieri mattina la Guardia di finanza di Reggio Calabria, si è presentata nel suo appartamento di Roma e su ordine della Procura della Repubblica gli ha consegnato il decreto di conclusione delle indagini.
Per lui accuse pesanti: peculato in concorso con la dirigente del comune di Reggio Calabria, Orsola Fallara (deceduta), e truffa. Nella sostanza avrebbe partecipato al sacco delle casse di Palazzo San Giorgio, ottenendo soldi per prestazioni professionali mai svolte. Denaro che sarebbe arrivato con la complicità della manager dell’Ufficio Finanze. Ma il pool di magistrati che conduce l’inchiesta ha anche firmato il sequestro preventivo dei suoi beni, per un valore equivalente a quanto avrebbe intascato illegalmente.
Una valore che dovrebbe aggirarsi attorno ai seicentomila euro, visto che ne aveva già restituti volontariamente 160mila.
La Procura ha dunque chiuso uno dei filoni d’indagine e ora c'è un primo punto fermo nell’inchiesta sul buco di Bilancio al comune di Reggio e sui soldi illecitamente percepiti da professionisti e dirigenti.
La storia degli incarichi conferiti e liquidati all’architetto Bruno Labate, ha dei tratti particolarmente gravi. L’uomo, legato sentimentalmente per un certo periodo alla Fallara, avrebbe incassato (secondo una perizia chiesta dalla Procura) cifre complessive per 842 mila 740 euro. Soldi che secondo la magistratura «rappresenterebbero dei pagamenti disposti senza che sia stata svolta alcuna attività in favore dell’ente». Labate incassava denaro senza fare nulla. Scrivono gli esperti della Procura «si può rilevare come nel periodo 21 maggio 2009 al 27 agosto 2010 siano stati fatti una serie di indebiti pagamenti in favore di Labate Bruno, per un importo complessivo di euro 842.740,00, al lordo delle ritenute». Incarichi mai eseguiti e conferiti come tecnico esperto del settore del Lavori Pubblici; molti dei pagamenti infatti vengono giustificati per non meglio precisate competenze tecniche relative ad alcune opere pubbliche.
Rispetto ad uno dei pagamenti ricevuti il professionista aveva ammesso parte delle sue responsabilità rispetto. L’8 agosto del 2010 Orsola Fallara fa liquidare a favore di Labate 81 mila euro per il “Verde attrezzato di Arghillà, Tremulini e Gebbione”, il 27 dello stesso mese arrivano altri 225 mila euro per gli “Interventi di riqualificazione depuratore Ravagnese - Gallico”. Interrogato il professionista ha ammesso «di non sapere la ragione di quel versamento sul suo conto corrente personale». Ed è a seguito di quella ammissione che, anche su richiesta del suo legale Pasquale Foti, aveva deciso di restituire alle casse comunali 160 mila euro. Una vicenda che dai risvolti tragici. Dopo l’apertura dell’inchiesta infatti, Orsola Fallara (in foto) si tolse la vita ingerendo dell’acido muriatico.

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