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Praia a Mare, per i morti della Marlane
il processo non decolla

Basilicata

Si ritorna in aula il prossimo 30 dicembre. Altri difetti di notifica relativi all’individuazione dei responsabili civili

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Stanchezza e rassegnazione tra i familiari degli operai deceduti dopo aver lavorato alla Marlane di Praia a Mare per l'ennesimo rinvio del processo. Ieri mattina infatti, il quarto rinvio del processo in otto mesi per altri difetti di notifica.E così hanno staccato gli striscioni appesi davanti al tribunale, inneggianti giustizia e verità. Il processo, per l’ennesima irregolarità nell’individuazione del responsabile civile, è stato rinviato al prossimo 30 dicembre dal collegio, presidente Domenico Introcaso e a latere Anna Maria Buffardo e Pietro Bortone, giudici che hanno dovuto esaminare circa 900 notifiche in cinque ore di camera di consiglio. L’iter di notifica relativo all’individuazione del responsabile civile, ovvero chi dovrà risarcire il danno alle vittime e ai loro familiari in caso di vittoria al processo, sembra così irto da non far decollare il dibattimento, con tutto il massimo disappunto delle parti civili che intravedono il rischio prescrizione, almeno per alcuni reati. Adesso, come disposto dal presidente Introcaso, il procedimento notificatorio deve essere promosso entro il 10 novembre. Il 30 dicembre, dunque il processo dovrebbe compiere qualche passo in avanti. I 13 imputati di questo procedimento penale sono accusati a vario titolo di omicidio colposo plurimo, lesioni gravissime e disastro ambientale. La fabbrica Marlane, del gruppo Marzotto venne chiusa nel 2006 a causa di una profonda crisi economica. Per 30 anni aveva dato lavoro a centinaia di persone. Oltre 80 in questo lungo periodo sono stati gli ex dipendenti ammalatisi di tumore e deceduti. Su altri 50 sono stati riscontrati patologie cancerogene e oggi combattono la loro battaglia contro questo terribile male. Anche ieri, come ad ogni celebrazione d’udienza, l’aula è stata gremita dai congiunti, che seguono con molto attenzione il procedimento, desiderosi di giustizia per i propri cari e di ottenere un lauto risarcimento dai responsabili, se saranno riconosciuti tali. Davanti al palazzo di giustizia, in Via Falcone e Borsellino, spiccano gli striscioni con impresso: “La verità subito”.

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