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Sanità. Ospedale di Cosenza
No al cesareo, il neonato è grave

Basilicata

Dieci ore di travaglio per una donna di Grimaldi e i medici decidono per il naturale. Presentata una denuncia in Procura

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Ha chiesto fino all'ultimo, fino allo sfinimento il taglio cesareo ma i medici hanno invece insistito per il parto naturale. Il bimbo alla fine è nato, ma è ora ricoverato in gravi condizioni in terapia intensiva. La madre invece, una donna di Grimaldi (Cs), è ora sotto cure mediche. Da qui è partita poi la denuncia alla Procura della Repubblica, alla quale i genitori del neonato chiedono di fare piana luce sul parto e accertare se il cesareo avrebbe evitato al neonato di lottare contro la morte. Il fatto si è verificato a Cosenza, all’ospedale civile dell’Annunziata. La relativa denuncia, firmata dal papà e dalla mamma del neonato, è stata consegnata al procuratore bruzio Dario Granieri. I loro avvocati, Roberto Le Pera e Rosario Carbone, hanno chiesto l’acquisizione delle cartelle cliniche e l’apertura di un’inchiesta, con la speranza, ovviamente, che il piccolo ce la faccia. I legali denunciano anche un certo ritardo nell’effettuazione delle visite di accertamento. La partoriente, infatti, si era recata in ospedale una settimana fa, intorno alle 10.30. Avvertiva infatti dolori e contrazioni. L’esame ecografico evidenziò, si legge nell’atto di denuncia, la chiusura del collo dell’utero. Da qui la richiesta, da parte della donna, di essere sottoposta a un tracciato ma, secondo quanto riferito, le apparecchiature erano tutte occupate. E così, dopo tre ore, la donna è ritornata a casa senza il tracciato.
Il 25 la rottura delle acque, e la donna che viene portata all’ospedale di Cosenza di buon mattino. Dal Pronto soccorso viene trasferita a Ginecologia e quindi sottoposta a ecografia e al tracciato, che annunciano l’imminente parto. Alle 7.30 del mattino entra così in sala travaglio. Alle 15 la partoriente, stremata per le numerose e inutili spinte: «E’ come incastrato», dice ai medici. Ed è lei stessa a chiedere ai medici di procedere col cesareo ma la loro risposta è negativa.
Alle 17 i sanitari, per agevolare l’uscita del nascituro, iniziano a praticare pressioni sull’addome della paziente, «provocandole - denunciano ora i legali - ulteriori lancinanti dolori e difficoltà respiratorie, si da necessitare del supporto artificiale d’ossigeno». Alle 17.15, il bimbo, dieci ore dopo l’entrata in sala travaglio, nasce. Il neonato, però, non emette alcun vagito. Il piccolo - almeno così riferiscono i medici alla madre - ha delle difficoltà respiratorie. Da qui il ricovero nel reparto di Terapia intensiva neonatale, in incubatrice.
Il 26 la mamma chiede delle condizioni di salute del suo piccolo: i medici - si legge sempre nella denuncia presentata ieri in Procura - le rispondono che il neonato soffre di convulsioni ma che è stabile in quanto sedato.
Il 27 alla madre dicono che la causa delle convulsioni del bambino era da attribuire al trauma da parto a cui era stato sottoposto. Da qui la decisione di affidarsi agli avvocati Le Pera e Carbone e di denunciare il fatto all’autorità giudiziaria: «Ad oggi - scrivono i due legali nel loro atto dei denuncia - la signora soffre di lancinanti dolori alle costole dovute alle fortissime pressioni sull’addome a cui era stata sottoposta durante il parto». Le maggiori preoccupazioni, ovviamente, si concentrano sul neonato, ancora ieri ricoverato in Terapia intensiva. I due avvocati cosentini ipotizzano il reato di lesioni colpose provocate sia al neonato che alla neo-mamma.

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