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'Ndrangheta, sequestrati beni per 4mln di euro
alla cosca Maesano di Isola Capo Rizzuto

Basilicata

I provvedimenti di sequestro sono stati emessi rispettivamente dal Tribunale di Catanzaro e dall’Ufficio Misure di Prevenzione del Tribunale di Crotone, su richiesta del Procuratore della Dda di Catan

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Operazione dei Carabinieri di Crotone e dei Finanzieri di Catanzaro questa mattina, per il sequestro di beni per 4 milioni di euro alla cosca Maesano di Isola di Capo Rizzuto (Kr). In particolare, fra i beni sequestrati ci sono immobili, quote societarie, conti correnti della famiglia Puccio, ritenuta vicina alla cosca Maesano di Isola di Capo Rizzuto (KR), per un valore complessivo di 3.200.000 Euro.
Il «Decreto di sequestro preventivo» è stato emesso dal Tribunale di Catanzaro a conclusione dell’indagine «Corto Circuito», condotta dai Carabinieri, finalizzata al contrasto dell’impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita in attività economico-finanziarie e del trasferimento fraudolento di valori che sarebbe stato perpetrato dalla famiglia Puccio.
L’indagine trae la sua origine da due segnalazioni di operazioni finanziarie sospette effettuate dall’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia di Roma a carico di Antonietta Aiello e Maria Grazia Mercuio, familiari di Giovanni e Antonio Puccio. Il «Decreto di sequestro preventivo» è stato emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Crotone, nell’ambito dell’indagine «Puma», che nel dicembre 2006, condusse a dodici ordinanze di custodia cautelare per associazione mafiosa, armi ed estorsioni, a carico di altrettanti esponenti della cosca Maesano , responsabile anche del controllo illecito delle attività economiche connesse ai villaggi turistici di Isola di Capo Rizzuto (KR) e Botricello (CZ).
Il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Catanzaro, che ha eseguito deleghe di indagine finanziarie disposte dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro nell’ambito dell’indagine «Corto Circuito», provvederà al sequestro di beni, denaro o altre utilità per un valore complessivo di circa 800.000 Euro.

La conferenza stampa per illustrare i dettagli del sequestro

Il procuratore dsitrettuale antimfia Vincenzo Antonio Lombardo, spiegando i dettagli dell’operazione denomiunata 'Corto circuito' che questa mattina ha portato al sequestro di beni per 4 milioni di euro nella disponibilità dei fratelli Giovanni Puccio, di 63 anni, e Antonio Puccio, di 54 anni, entrambi imprenditori di Botricello, ritenuti legati all cosca Mesano di Isola Capo Rizzuto ha sottolineato: «Abbiamo coordinato in modo perfetto due diverse indagini, la prima condotta dai carabinieri di Crotone e l’altra della Guardia di finanza di Catanzaro»-
Nel corso della conferenza stampa tenuta nella sede del comando provinciale dei Carabinieri di Crotone e presieduta dal collonello Francesco Iacono, il procuratore Lombardo ha spiegato che il Nucelo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Catanzaro, in seguito alla segnalazione ricevuta dall’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia su alcune operazioni sospette effettuate da due congiunte dei fratelli Puccio, aveva avviato un’indagine ipotizzando il trasferimento frauloneto di beni, in pratica l’intesazione di quote societarie e denaro a soggetti che non erano indagati per vicende di criminalità organizzata al fine di eludere eventuali misure patrimoniali.
Allo stesso tempo i carabinieri della Compagnia di Crotone avevano avanzato richiesta di sequestro preventivo di alcuni beni nella disponibilità di Giovanni e Antonio Puccio, come conseguenza del loro coinvolgimento nell’indagine antimafia denominata 'Puma' che ha rivelato i traffici illeciti all’interno del villaggio turistico Praialonga, nel comune di Isola Capo Rizzuto, ritenuto feudo della cosca Maesano. Per questa vicenda i fratelli Puccio, infatti, sono attualmente sotto processo davanti al Tribunale di Crotone con le accuse di associazione mafiosa, estorsione e voto di scambio; per Giovanni Puccio il pubblico ministero ha chiesto 14 anni di reclusione, per Antonio Puccio 10 anni di reclusione. La Procura distrettuale, dunque, ha coordinato le due indagini che sono sfociate in altrettanti provvedimenti eseguiti questa mattina.

I beni sequestrati

Il sequestro preventivo disposto dal Tribunale di Crotone riguarda quattro villette, tre esercizi commerciali e un terreno nel villaggio Praialonga intestati ad Antonio Puccio; due terreni nel comune di Cropani intestati alla moglie; le quote societarie, capannoni e depositi della Iie, Impresa di installazioni elettriche con sede legale a Sellia Marina; le quote societarie della Serit srl con sede a Catanzaro Lido; le quote societarie e un fabbricato della Cesit srl con sede a Botricello, tutti riferiti direttamente o indirettamente ai fratelli Puccio. Dal canto loro i militari delle fiamme gialle hanno eseguito un sequestro per equivalente di 800 mila euro a carico di nove persone, quelle complessivamente indagate nell’indagine 'Corto circuitò nei cui confronti la Procura distrettuale aveva richiesto la custodia cautelare in carcere. Il giudice delle indagini preliminari di Catanzaro, pur ritenendo sussistente il fumus del reato ha rigetttato la richiesta di misura restrittiva disponendo il sequestro dei beni.
«Per quanto riguarda la segnalazione di operazioni sospette – ha affermato il colonnello Mario Canmziani del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Catanzaro – bisogna dire che le banche si muovono con forte ritardo, apsettano che si muovano prima le Procure; il fenomeno appare ancora più evidente in Calabria dove si fanno meno segnalazioni che nella media nazionale». Il comandante della Compagnia dei carabinieri di Crotone, capitano Antonio Mancini, ha illustrato i dettagli dell’operazione spiegando che i beni sequestrati erano stati intestati a mogli, fratelli e altri parenti dei Puccio. Dall’indagine emerge in maniera lampante che le società hanno cambiato intestazione almeno dieci volte. «Nell’informativa dei Carabinieri c'è la prova – ha aggiunto il procuratore Lombardo – che ogni qualvolta ai Puccio succede qualcosa nel processo penale cambia l'intestazione delle loro società».

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