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Lamezia, Mario Oliverio lancia il nuovo Pd
pochi big all’iniziativa

Basilicata

Molti gli amministratori e i dirigenti ma pochi big all’iniziativa del presidente della Provincia ieri a Lamezia

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Tutti concordi nella necessità di far ripartire il partito anche se il punto interrogativo in casa Pd resta il "come". Ieri nell'incontro promosso dal presidente della provincia di Cosenza, Mario Oliverio, nella città della piana sono state diverse le voci emerse, con minimo comune denominatore la necessità di arrivare entro fine anno ai congressi visti non come “resa dei conti” ma come un ritorno alla normalità politica in vista di possibili elezioni politiche.
Oliverio, dopo aver citato i discorsi di Benedetto XVI durante la visita pastorale a Lamezia e del fondatore di Apple, Steve Jobs, spiega infatti che «l'iniziativa nasce dalla volontà di prendersi le proprie responsabilità perché il Pd per cambiare deve impostare un progetto unico di crescita».
Per questo secondo il presidente della provincia di Cosenza «non è più rinviabile la stagione dei congressi, da effettuare subito senza ulteriore perdita di tempo, accordi a tavolino, situazioni improponibili ed irripetibili come quelle di Caposuvero», e dirada ogni possibile dubbio sulle intenzioni del suo “incontriamoci”: «non stiamo lanciando nessuna corrente, né stiamo effettuando una conta o una prova di forza, dimostriamo solo la voglia di dare una costruzione al partito con precisi punti di riferimento in questo momento di crisi. Il rilancio del Pd passa sia da chi ha deciso autonomamente di venire oggi sia da chi, nello stesso modo, ha deciso di non venire».
Oliverio incita il partito a candidarsi «a vera e forte alternativa di governo» perché «a fronte dell'assenza totale del governo nazionale riguardo ai problemi del meridione, c'e' un governo regionale di centrodestra sempre pronto a piegare la testa e a subire i “desiderata” di Tremonti e Berlusconi.
Una giunta regionale, quella guidata da Scopelliti, che dopo un anno e mezzo di proclami e annunci, non ha realizzato un solo punto di quanto aveva pomposamente promesso sin dal suo insediamento, e che portando avanti il “modello Reggio” ora, a conti fatti, dovrebbe chiedere scusa ai reggini». Oliverio elenca così settori come «sanità, fondi regionali non spesi, la questione del dissesto idrogeologico, i trasporti, emigrazione e la disoccupazione giovanile» come le priorità di cui «questo governo regionale non è riuscito a portare miglioramenti».
Oliverio traccia poi la linea da seguire: «entro febbraio vorremmo effettuare altri incontri con le categorie produttive e le amministrazioni locali per parlare dei tagli, invitare Bersani a confrontarsi con i nostri giovani come successo a Napoli, preparare le primarie per le elezioni politiche se non si riuscirà a cambiare la legge elettorale prima della fine del mandato di questo governo nazionale». «Finalmente si parla di politica», afferma il consigliere regionale Enzo Ciconte (che non fa parte del Pd), «è stato importante il tentativo di Musi di dialogare con tutti in materia disinteressata. Dobbiamo tutti cercare di costruire un partito nuovo, più forte, che includa e non escluda, facendo emergere le energie migliori e non per questioni anagrafiche».
Per l'altro consigliere regionale, Bruno Censore, «questa manifestazione non è contro qualcuno ma è per qualcosa, ovvero il Partito Democratico» invitando così il segretario nazionale Bersani, a non disperdere «il lavoro che, seppur in condizioni oggettivamente difficili, il commissario regionale Adriano Musi ha portato avanti per definire regole certe e per gettare le basi per l'organizzazione e la strutturazione sull'intero territorio regionale del Pd, ma non ripartendo dal tesseramento del 2009 come richiesto da qualcuno».
Cè anche chi chiede di rispettare determinate scadenze, come Fernanda Gigliotti che plaude all'iniziativa ma ammonisce: «si riparta dal tesseramento del 2010, l'unico vero, o si chiuda entro il 6 quello del 2011 per poi andare entro fine anno ai congressi, preparando le primarie per le politiche. Questa è l'unica via, altrimenti io come molti altri abbandoneremo il partito».

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