Salta al contenuto principale

Mar Tirreno inquinato. Le ipotesi
del Gip: "ci sono connivenze politiche"

Basilicata

Il giudice non esclude collusioni tra politici o tecnici amministrativi con Albanese e Plastina, nell’ordinanza notificata mercoledì ai due dirigenti della Smeco

Tempo di lettura: 
2 minuti 16 secondi

Tra i passaggi più importante dell’ordinanza firmata dal gip Giuseppe Battarino, del tribunale di Paola, e notificata ai dirigenti della Smeco Domenico Albanese, 63 anni di San Giorgio Morgeto (Rc), e Gessica Lilia Plastina, 38, originaria di Milano, da mercoledì in carcere con l’accusa di frode e disastro ambientale si ipotizza «la concreta possibilità che solo attraverso connivenze estese di soggetti collocati nei livelli locali e regionali di governo - in ambito politico o più probabilmente tecnico amministrativo - gli indagati abbiano potuto impunemente devastare la costa tirrenica, essendo supportati, o “non disturbati” nella scelta di porre a rischio un intero ecosistema e la salute di decine di migliaia di cittadini».
Al vaglio della Procura di Paola, diretta dal procuratore Bruno Giordano, l’illecito smaltimento dei fanghi dei depuratori lungo tutto il Tirreno cosentino.
Il quadro, descritto dal gip Giuseppe Battarino, è allarmante. Si parla di ben due milioni di fanghi smaltiti illegalmente tra il 2009 e il 2010 tra Cleto e Tortora, ossia lungo tutto il Tirreno cosentino. Dagli elenchi in mano alla magistratura «emerge inconfutabilmente - scrive sempre il gip - che per alcuni depuratori non sono stati smaltiti fanghi per anni». L’ipotesi è che, per risparmiare, si sia deciso di gettarli direttamente a mare senza depurarli. Da qui l’inquinamento della costa e l’ipotesi di disastro ambientale. «Significativa», per esempio, la vicenda di Cetraro, dove la Guardia Costiera ha accertato che «da aprile a dicembre 2010 non era stato registrato alcun smaltimento di fanghi». Nell’ordinanza si cita anche il caso di Paola, col Comune costretto a emanare, «in considerazione - scrive il gip - della gravissima situazione accertata», delle ordinanze (una datata 12 agosto 2010, l’altra 22 luglio 2011) con cui si disponeva l’eliminazione dei fanghi già trattati derivanti dalla depurazione: «Solo grazie all’intervento diretto dell’ente pubblico, dunque, gran parte dei fanghi prodotti - ha scritto il gip Battarino - poteva essere correttamente smaltita». Ora il sospetto delle connivenze politiche.
Intanto per la tarda mattina è previsto l’interrogatorio di garanzia degli indagati, i due responsabili della Smeco arrestati mercoledì, in esecuzione ad un'ordinanza del gip di Paola Giuseppe Battarino, saranno sottoposti questa mattina all'interrogatorio di garanzia. Domenico Albanese, un dei legali rappresentanti della società, e la responsabile dei depuratori della costa tirrenica, la trentottenne di Fuscaldo Gessica Plastina, non avrebbero garantito la manutenzione opportuna agli impianti di cui avevano la gestione in appalto e sono altresì responsabili, sempre secondo l'ipotesi accusatoria, del versamento in mare degli inquinanti fanghi esausti. Non avrebbero dunque rispettato il contratto d'appalto con i Comuni, risparmiando sulla manutenzione non eseguita a norma, e non avrebbero smaltito secondo procedura di legge gli scarti dell'attività di depurazione, evitando cospicui costi a fini di lucro a discapito del mare, inquinatissimo negli ultimi anni.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?