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Il COMMENTO
La forza delle donne non solo nelle rivoluzioni

Basilicata

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di ALDO CRISTIANO
In questi ultimi mesi i mass media, traboccanti degli eventi mediatici della guerra nelle rivolte in Maghreb e nei paesi arabi, non hanno per niente fatto comprendere la direzione e gli indirizzi delle trasformazioni sociali, politiche e culturali in corso in quelle regioni. E' stato nascosto e ignorato, dal sistema delle comunicazioni delle nazioni occidentali, il ruolo di protagonismo della donna, la centralità e la determinazione che ha avuto nelle mobilitazioni di massa e nelle lotte contro i regimi ed i governi tiranni di quei paesi. Migliaia di donne sono state in prima linea in quegli episodi rivoluzionari, sia in Egitto, come in Tunisia e come in Libia. Le rivolte e le sollevazioni dei popoli di quelle regioni continuano a fare tremare i regimi autocratici e dispotici e le donne emergono, più degli uomini, come forza trainante di ogni manifestazione di protesta. Si spera che queste donne rivestano un ruolo chiave e di equilibrio all'interno delle strutture governative che sortiranno da questi profondi cambiamenti sociali In altri termini un forte processo di emancipazione è nato nello spazio del mondo femminile arabo, al contrario di quanto è successo in genere in alcune aree del mondo occidentale, per non parlare dell'Italia in cui il ruolo della donna, all'interno delle istituzioni, è stato fortemente umiliato e vilipeso, in tutti questi anni di basso medioevo culturale di Berlusconi e nel mondo fisico e metafisico che orbita intorno a lui. A chiedere le riforme sono state soprattutto le donne, come pure a scendere in campo fisicamente con le armi, quando è stato necessario. Queste rivoluzioni hanno avuto ed hanno, con immense mobilitazioni di piazza, l'obiettivo di cambiare i regimi, ma hanno avuto l'effetto di rimuovere quelle tradizioni arcaiche che per troppo tempo hanno imposto che le donne stessero in casa e lontane dalla vita pubblica e sociale. È come se d'improvviso si fossero svegliate, come se avessero trovato la forza di gridare, dopo decenni di silenzio forzato e di proteste soffocate sul nascere. Stavolta non si sono lasciate imbavagliare, hanno detto chiaro e forte, ai loro leader, “il gioco è finito”. E finalmente anche l'Occidente le ha sentite gridare. Anche il Bahrain, dove migliaia di persone sono scese in piazza esigendo la caduta della dinastia sunnita Al-Khalifa, è stato testimone di una mobilitazione di massa delle donne, che nei cortei continui divisi per genere hanno formato una marea nera nei propri abiti e veli tradizionali. «Le donne hanno ricoperto un ruolo decisivo nella regione, dalla Tunisia, all'Egitto ed alla Libia, e hanno rappresentato un elemento cardine nel far scoppiare la rivoluzione in ogni città» dichiara Tawakkul Karman, attivista yemenita che promuove la partecipazione delle donne alle proteste di Sanaa. Ma non è solo sulle strade che le donne hanno fatto sentire la propria voce. Mentre donne di ogni provenienza si uniscono alle proteste, un pezzo di società giovane e qualificata guarda ai nuovi media e li utilizza per portare il cambiamento nei propri paesi. “Se sei un uomo, scendi in strada” è riportato in arabo su un video pubblicato su Youtube il 18 gennaio scorso. «Al momento non si può parlare di un movimento di donne separato», dichiara Munira Fakhro, accademica del Bahrain nonché ex candidata al Parlamento; «non si tratta di una sollevazione di genere, ma di una sollevazione dell'intera società, di cui le donne sono da lungo tempo parte attiva». Sembra che in Italia ed in particolare nella nostra regione gli uomini non abbiano più il coraggio delle rivoluzioni, parliamo ovviamente di quelle di pensiero; di denunciare, in maniera forte e marcata, il putrefarsi della cultura politica; di denunciare le grandi mistificazioni che sono state presenti nelle narrazioni dei propositi di cambiamento, nel corso dell'ultima competizione elettorale regionale, quando cioè si portava l'esempio del Comune di Reggio Calabria come modello vincente e superlativo, mentre ora affiora la realtà di un comune sull'orlo del fallimento ed in cui fa tristemente da sfondo il suicidio di una importante dirigente. In Calabria solo le figure istituzionali femminili hanno avuto il coraggio, sin dall'inizio, di accusare la degenerazione della politica all'interno dei loro stessi partiti come l'on. Angela Napoli nel Popolo della Libertà e l'onorevole Doris Lo Moro nel Partito Democratico. Entrambe hanno denunciato, chi per un verso chi per un altro, il decadimento della politica da “cosa pubblica” a “cosa privata”, messo in atto da parte di pochi personaggi interessati al mantenimento dello “status quo” dei loro privilegi; talvolta chiedendo con forza il commissariamento dello stesso partito, per il ripristino delle regole della democrazia interna e per ricondurre la politica alla forma dignitosa contenuta nella Costituzione della Repubblica. Così pure, in questi giorni, nella misera vicenda delle dimissioni del senatore Musi dal ruolo di Commissario del Pd, logorato dalle lotte intestine delle correnti e dei vari comitati elettorali, sono state le donne, i primi cittadini delle nuove e vincenti amministrazioni locali, nate pure con il sostegno e l'azione efficace e determinante del nuovo corso avviato all'interno del Pd, a rilevare la gravità dell'accaduto. E' una lezione significativa quella di Elisabetta Tripodi, sindaco di Rosarno, Carla Girasole primo cittadino di Isola Capo Rizzuto, ed Annamaria Cardamone, sindaco di Decollatura che, insieme alla parlamentare Doris Lo Moro, sono scese in campo per una azione di protesta contro chi ha determinato le dimissioni di Musi ribadendo che il processo di avvio di una politica nuova e legata agli interessi del territorio, e cioè quella che parla e si misura con i problemi reali anche quando mette a repentaglio la propria persona, a difesa della legalità e del benessere cittadino, non si potrà fermare essendo diventato ormai un modo di governare incontrovertibile ed irrinunciabile. Sono quindi le donne che danno prova di coraggio e saggezza e di avere a cuore più di tutti la fede nell'impegno di una politica nobile e comprensibile, la sola che può cambiare il destino del mondo e dei propri figli. Il resto, quello cioè che taluni spacciano per politica, a testa bassa non già a “testa alta”, è noia e paranoia che non interessa alla gente comune ed ai calabresi.

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